V Torneo nazionale di dibattito Palestra di Botta e Risposta

Padova, 28 – 30 settembre 2018

Semifinale: Tutto si può perdonare?

L'onere CONTRO: Rete Apuania dibatte composta da IIS Leonardo da Vinci di Villafranca Lunigiana e Liceo Rossi di Massa, semifinalista nome di battaglia Aitiai*: Natalia Novoa, Laura Filippi, Elena Tieri, Stefania Vinciullo, Benedetta Nicolini, Lisa Del Vecchio.

Allenatori discorsivi: Professor Umberto Crocetti e Professor FabrizioTieri.

Di seguito sono riportati:

  • Prologo
  • I° argomentazione
  • II° argomentazione

PROLOGO

Quando una violenza è stata commessa (...) può accadere che l’opinione pubblica richieda una sanzione, una punizione, un «prezzo» del dolore; può anche darsi che questo prezzo sia utile, in quanto indennizza, o scoraggia una nuova offesa, ma l’offesa prima resta, e il prezzo (anche se è «giusto») è pur sempre un’offesa a sua volta, ed una nuova sorgente di dolore.

Volevamo iniziare con le parole di Primo Levi, famoso scrittore italiano, per sottolineare l’importanza del topico che oggi andremo a discutere. Un tema che non ha età, che è sempre attuale, perché l’uomo da sempre commette abomini e sono proprio gli abomini a segnare la nostra storia.

Ma tutto si può perdonare? È sempre possibile smettere di serbare rancore per un torto subito, non solo per noi stessi, vittime, ma anche nei confronti degli altri? Noi crediamo di no, dal momento che per perdonare intendiamo dare un’altra chance affidandoci completamente agli offensori e rinunciare a vendicarci su di essi sia come singolo che come società.

Nelle nostre argomentazioni perciò andremo a sostenere prima il caso in cui chi commette il torto non può essere perdonato da chi di diritto e in seguito come, nonostante la vittima possa perdonare, sia impossibile farlo di fronte alla società.

I° ARGOMENTAZIONE

Perdono. Innanzi tutto, il perdono è qualcosa che viene concesso, ma non da chiunque. Ad esempio: se abbiamo fatto un torto a un nostro amico e poco dopo chiediamo a un passante a noi sconosciuto di perdonarci egli non lo può fare: non ne ha il diritto, perché per quanto noi possiamo raccontare bene la vicenda o per quanto lui sia bravo a mettersi nei panni degli altri non ha subito il torto. Solo chi è oggetto della malefatta può perdonarne l’autore, perché solo chi ha subito sa che cosa ha provato esattamente; il titolare del perdono è solo la vittima come afferma Roberto Mordacci, rinomato filosofo italiano, in un suo intervento su Zettel.3.

Il perdono è un atto individuale, tuttavia può avere effetti positivi o negativi sulla società e sul mondo che ci circonda poiché gli uomini sono parte di una società, ma la società non ha il diritto di fare le veci del singolo per perdonare qualcosa che il singolo ha subito. Il vero perdono è dell’individuo dal momento che la facoltà di perdonare in quanto esercizio di memoria collettiva, oltre che essere illegittima, può anche essere piegata alle necessità storiche e politiche di un certo momento. La collettività non ha una coscienza morale; essendo dunque solo la vittima a poter perdonare il colpevole non tutto si può perdonare. Infatti, se uccideremo qualcuno non potremo avere il suo perdono, in quanto i morti sono morti e non possono più perdonarci anche volendo.

Prendiamo ad esempio un passo de I Fratelli Karamazov di Dostoevskij in cui un ricco uomo fa sbranare dai cani un bambino e fa assistere la madre solo perché il piccolo non volendo aveva ferito uno dei suoi levrieri. Il bambino è morto. Ciò si può perdonare? No. Il bambino non può perdonare e la madre non ne ha il diritto come afferma lo stesso autore per bocca di uno dei personaggi: Le sofferenze di quel bambino sbranato essa non ha il diritto di perdonarle (…) esiste forse, in tutto l’universo un essere che avrebbe la possibilità e il diritto di perdonare? La risposta alla domanda dello scrittore è no. L’unico che avrebbe potuto è morto.

II° ARGOMENTAZIONE

Come abbiamo già detto nel prologo la nostra storia è segnata dagli abomini che l’uomo stesso ha commesso nei confronti dei suoi simili; i così detti crimini contro l’umanità. Non serve sforzarci tanto quindi per pensare anche ad uno solo di questi, ma siamo sicuri che ve ne verrà in mente più di uno con molta facilità. Ma siamo altrettanto sicuri che l’uomo li possa perdonare tutti sempre?

Noi, esseri umani, siamo riuniti in società, che per essere definite tali devono avere valori fondanti comuni e condivisi da tutti, modelli da seguire o rifiutare comunemente riconosciuti; queste sono le condizioni necessarie e imprescindibili per far sì che la società stessa esista. Di conseguenza, di fronte alla società non si può perdonare tutto, ammettere ad esempio il perdono dei crimini contro l’umanità significherebbe sgretolarne i valori che poco fa abbiamo pronunciato. Non è possibile perdonare tutto, anzi non è neppure accettabile ed è questa la realtà dei fatti altrimenti tra di noi non ci sarebbe dialogo. Non ci sarebbe nemmeno il dibattito di oggi e rischieremmo di vivere tutti nella più totale anarchia. L’educazione nell’ottica della società è fondamentale e perdonare i crimini contro l’umanità va contro questa stessa educazione che ci permette di individuare e perseguire modelli di comportamento positivi. È chiaro che perdonare un bambino che ruba una caramella è educativo, ma perdonare milioni di morti non lo è. Si corre un rischio troppo alto per la società stessa; concedere un’altra chance a tali carnefici porterebbe alla distruzione di quest’ultima. Inoltre, è bene prendere in considerazione il fatto che molti carnefici neppure si sono pentiti delle loro azioni e le rifarebbero volentieri. Un esempio emblematico è la Shoa, una strage, un massacro, milioni di morti, tutti sappiano che cosa è stata e non crediamo abbia bisogno di altre presentazioni. Proprio in quel caso è interessante osservare come molti generali nazisti, direttamente responsabili dell’accaduto, non si siano mai pentiti. Anzi: Mi pento solo di non aver ucciso ancora più ebrei”. Queste sono le parole di Alois Brunner, generale tedesco, morto in Siria nel 2010 dove fu addirittura consigliere di Assad sulle tecniche di tortura da infliggere agli oppositori (intervista di una rivista tedesca concessa a Damasco). Dareste voi a costui una seconda possibilità? Gli affidereste il vostro futuro? La società lo può perdonare? Anzi, è ammissibile farlo? No, perché egli va contro la società stessa e contro tutti quei valori riconosciuti universalmente nella Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 firmata da tutti gli stati membri dell’ONU. Siamo disposti a rischiare un’altra Shoa? Noi no.

Il commento dell’allenatore discorsivo della squadra Aitiai, il professor Umberto Crocetti:

Quest’anno avrei potuto costituire una squadra assai più agguerrita e più equilibrata nella distribuzione dei ruoli, ma nel decidere la partecipazione ho preferito affidarmi a motivazioni pedagogiche piuttosto che agonistiche. Chiarisco: alla fine dell’anno scolastico appena trascorso tra le scuole della rete Apuania Dibatte abbiamo svolto un torneo che è stato vinto dall’IIS da Vinci. Alla finale nazionale, tuttavia, non abbiamo inviato quella squadra, avendo preferito costituire una squadra di rete con l’integrazione di tre ragazze provenienti da altre scuole. L’assemblaggio ha indebolito il gruppo originario, ma è servito a dare soddisfazione a studentesse che avevano partecipato con entusiasmo alla competizione locale.

Come conseguenza di questa scelta il primo problema è stato l’amalgama del gruppo e la riassegnazione dei ruoli. Questo è stato un momento piuttosto delicato, perché le tre ragazze del gruppo che aveva vinto la competizione, si sono rese conto che le ragazze entrate in sostituzione delle compagne originarie avevano minori competenze. Da questo punto di vista ho dovuto agire molto sulla motivazione, convincendole che la sfida affrontata con maggiori difficoltà, in caso di risultato positivo le avrebbe ancor di più gratificate. Superato l’impasse iniziale, le ragazze si sono impegnate con grande dedizione nella preparazione delle argomentazioni che sono state prodotte tutte in modo autonomo, dopo aver ricevuto dei suggerimenti sulla ricerca documentale e sulle strategie argomentative da adottare.

Durante il torneo, le ragazze hanno preso sempre più fiducia e convinzione dei loro mezzi, riuscendo a raggiungere un rendimento che mi ha molto sorpreso. Anche nella semifinale hanno dimostrato una buona tenuta di gruppo. La sconfitta, piuttosto amara in un primo momento, è stata superata quasi subito, grazie alla consapevolezza di aver comunque fatto un’ottima prova complessiva e di aver maturato un’esperienza molto formativa, avendo acquisito nuove e importanti competenze.


* Aitiai, le cause originarie e determinanti. Si tratta, spiega professor Crocetti, di un hapax legomenon, una parola che ricorre quasi esclusivamente in Tucidide.