Yes, we could

If you’re walking down the right path and you’re willing to keep walking, eventually you’ll make progress.
Barack Obama

Il suo nome è Obama. Barack Obama. È il 44°esimo presidente degli Stati Uniti d’America e il primo afro-americano a varcare la soglia di Casa Bianca. Ha i giorni presidenziali contati.

Barack Obama si è guadagnato un posto nella storia del suo Paese. E nella storia dell’arte oratoria. I suoi discorsi hanno scosso anime e accesso platee. Hanno sedotto e stupito. Hanno incantato e ispirato. Il web è pieno di aggettivi superlativi per descrivere i suoi interventi. Su di lui ci sono numerosi articoli, documentari e libri che riportano e analizzano quello che ha detto, come lo ha detto e quando lo ha detto durante i suoi due mandati presidenziali.

Tutto inizò qualche anno prima di vincere le elezioni del 2008. Nel 2004, per esattezza, quando infiammò l’uditorio con un discorso pronunciato a Boston, nel Massachusetts, durante una convention del partito democratico. Elegante, carismatico ed energico, l’allora senatore dell’Illinois si conquisto un posto nel cuore dell’uditorio. All’epoca, Obama era pressoché sconosciuto a livello nazionale e ancora meno a quello internazionale. Ma in quel caldo luglio del 2004, sentì che era arrivato il suo momento. L’ex giocatore di pallacanestro degli anni di scuola capì di avere stoffa per giocare ad alto, anzi altissimo livello. Fu quello il momento in cui anche il partito democratico capì che sarebbe stato lui il futuro presidente degli Stati Uniti. Guarda questo video sul discorso del 2004 che cambiò la storia personale di Obama e quella degli Stati Uniti. I democratici fecero i conti giusti. Nel 2008, quest’afro-americano avvocato, pelle color caramello, che incarnava l’America ideale vinse le elezioni diventando il 44°esimo presidente degli Stati Uniti.

Per la campagna elettorale del 2008 si mise in testa 3 parole che nessuno osò tradurre in una lingua diversa dall’inglese: Yes we can. Aggiunse: Yes, we can, to opportunity and prosperity. Yes, we can heal this nation. Yes, we can repair this world. Yes, we can!” E fece sognare: gli americani e il mondo. La fortuna sta con gli audaci, si sa, e lui da buon audace ebbe la fortuna di incontrare un giovanotto poco meno che venticinquenne che diventò il suo “mind reader”. Questo brillante giovanotto si chiama Jon Favreau e lo aiutò fino a qualche anno fa a scrivere alcuni tra i migliori discorsi pronunciati durante la sua presidenza.

Alla fine del primo mandato, nel 2012 decise di andare avanti. A modo suo. Scelse un nuovo slogan elettorale. Più breve. Una parola. Un’unica parola. Forward. (seguita da un punto). La storia del punto, la racconta Annamaria Testa in questo articolo. Tuttavia, a pochi giorni dalle elezioni, ci ripensò. Sostituì il punto con il punto esclamativo. Più enfatico. Più forte. Più deciso. Ha funzionato, gli americani lo scelsero alla guida del loro Paese per altri quattro anni. Un secondo mandato, che termina formalmente a febbraio 2017.

Per otto anni, Barack Obama ha affascinato il mondo intero con le sue parole, con i suoi sorrisi, con la sua visione. Navigò nel mare agitato della politica americana e mondiale con un’incrollabile speranza: fare degli Stati Uniti e del mondo un posto migliore. Dicono di lui che è un uomo riflessivo, un politico straordinariamente dotato, un leader carismatico capace di intonarsi con grande naturalezza in qualsiasi contesto. Lo spiegano in questo interessante articolo: “Con il suo tono inesorabilmente ragionevole e una studiata sollecitudine (…) Pressoché in ogni momento comunica l’idea di una suprema fiducia in se stesso. Ma non gli manca l’autoironia e in certi casi arriva a essere umile più del necessario.” Proseguono, gli autori dell’articolo: “È un uomo straordinariamente ambizioso e competitivo, dotato di fascino, capacità di persuasione e prospettive di carriera apparentemente illimitati.”

Ho cercato in rete un Obama meno formale e più umano. Ho scoperto questo bellissimo video che ho deciso di condividere con te. Si tratta di una trasmissione su una web TV americana in cui Obama si racconta davanti una tazza di caffè. Anche se nulla è lasciato al caso, è un Obama con cui mi piacerebbe un mondo farci quattro chiacchiere. Mi manca, però, una Corvette Sting Ray del ’63, dunque devo ancora aspettare.:-)

Obama si racconta. Scherza. Parla della sua quotidianità presidenziale. Gran parte del suo successo è dovuto alla brevità del suo nome, afferma il presidente. Corto, di effetto: Barack Obama. O Barackobama. Sulla politica non ha dubbi, “è come il calcio”.

Nelle ricerche fatte per la stesura di questo articolo ho conosciuto più da vicino anche Brian Mosteller, “l’uomo dietro all’uomo senza il quale Obama probabilmente non avrebbe la reputazione di essere così cool”. Mosteller, che afferma di avere sempre avuto la passione per il protocollo, è l’uomo che si occupa delle seccature quotidiane del presidente. Qui, se vuoi scoprire quali.

Le qualità personali dell’oratore Obama sono unanimemente riconosciute, apprezzate, studiate. Quando parla, la gente pende dalle sue labbra. Non è da tutti. Obama usa magistralmente i tre megastrumenti retorici di cui ti ho parlato: Ethos, Pathos e Logos. Chiunque voglia parlare meglio, pensare meglio e agire meglio dovrebbe farsi un'idea del suo savoir faire retorico.

Obama è stato per l’America e per il mondo intero un leader carismatico, passionale, visionario. Per la sua capacità di accattivare l’uditorio con i suoi discorsi è stato definito il più grande oratore della sua generazione e l’incarnazione degli ideali di eloquenza americana.

Tu che ne pensi del presidente uscente degli Stati Uniti d’America?

Foto da all-free-download.com/

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