Tutto si può perdonare? C’è chi dice no, c’è chi dice sì

Chi mi contraddice suscita la mia attenzione e non la mia irritazione.
Michel de Montaigne

Stimolante. Provocatorio. Appassionante.

Così è stato Tutto si può perdonare?, il dibattutissimo tema proposto nelle semifinali e nella Finalissima del V Torneo nazionale di dibattito Palestra di Botta e Risposta.

Dice professor Adelino Cattani, maestro di vita e di parole e instancabile promotore del dibattito regolamentato:

La domanda se «tutto si può perdonare» sorge perché esistono colpe, offese o crimini tanto gravi che sono considerati o sentiti come non perdonabili; colpe come il tradimento di promesse o di coppia, crimini come la Shoa. La domanda assume la forma paradossale del suicidio interrogativo: «Si può perdonare l’imperdonabile?» Un paradosso non si può risolvere, ma solo dissolvere, individuando che cosa crea lo stallo. In questo caso il blocco è determinato dalla mancata consapevolezza che un’offesa non è imperdonabile in sé, ma è «vissuta» come non perdonabile. Per cui si può scegliere di perdonare solo coloro che «non sanno quello che fanno» (Luca 23,34), oppure, ancor più evangelicamente o per il proprio benessere, perdonare anche coloro che «sanno quello che fanno».

Tutto si può perdonare? ha suscitato emozioni e ammirazione per la qualità delle argomentazioni fornite sia da chi ha dovuto sostenere l’onere del PRO, sia da chi ha dovuto sostenere l’onere del CONTRO.

I PRO hanno sostenuto con forza le loro ragioni, ma anche i CONTRO hanno risposto a tono. La linea argomentativa si è mossa sempre su un doppio binario: il perdono è stato affrontato da un punto di vista individuale e collettivo, umano e divino, laico e religioso, filosofico (è una virtù) e psicologico (è una cura per l'anima). Sia da una parte che dall'altra, numerosi sono stati gli esempi e i riferimenti storici e letterari che hanno fornito consistenza alle argomentazioni sostenute. Mancano invece i riferimenti alla propria storia personale, il che avrebbe conferito alle argomentazioni ulteriore forza ed efficacia.

Per la complessità del tema, per la sua portata argomentativa e per il suo carico di emotività ho chiesto alle squadre finaliste e semifinaliste di condividere con i lettori RhetoFan le argomentazioni fornite negli incontri del Torneo. Hanno risposto di sì, insieme ai loro autorevoli coach discorsivi, i quali – su mia richiesta – hanno generosamente aggiunto un commento sul metodo di preparazione e sulle emozioni suscitate dal tema e dalla competizione nel suo complesso.

Leggi la posizione PRO della squadra del Liceo Rinaldini di Ancona, vincitrice, nome di battaglia I Bombi Distinguendi.

Leggi la posizione CONTRO della squadra del Liceo Torricelli di Bolzano, finalista, nome di battaglia Questione Spinoza.

Leggi la posizione PRO della squadra dell'Istituto Don Bosco di Padova, semifinalista, nome di battaglia Power of Speech.

Leggi la posizione CONTRO della squadra Rete Apuania dibatte, composta da IIS Leonardo da Vinci di Villafranca Lunigiana e Liceo Rossi di Massa, semifinalista, nome di battaglia Aitiai.

Ringrazio ciascun membro delle squadre arrivate nelle fasi finali della competizione e i loro coach discorsivi per la loro prontezza e disponibilità.

Infine, ma non per ultimo, ringrazio il professor Adelino Cattani, mente e anima del progetto Palestra di Botta e Risposta: con la consueta generosità ha prontamente risposto alla mia richiesta di fornire un commento sul topico proposto nella Finalissima.

Pubblico il post di oggi con la convinzione che le impalcature argomentative escogitate su un tema delicato come il perdono possano servire come esempio e palestra didattica per le nuove leve del dibattito e per i loro allenatori discorsivi. Sono fonte di ispirazione a cui attingere nella preparazione di inconfutabili argomentazioni da sostenere nei futuri tornei di dibattito regolamentato non solo in Italia, ma anche all’estero.

Prima di lasciarti alla lettura delle argomentazioni fornite sul tema Tutto si può perdonare?, ecco alcuni commenti espressi in prima persona dagli studenti partecipanti al Torneo.

L’esperienza del Torneo di Botta e Risposta è stata per me assolutamente emozionante. Da quando ho scoperto il dibattito me ne sono appassionata ed è stato un onore incredibile poter confrontarmi con squadre di così alto livello da tutta Italia. Dibattere è un esercizio di confidenza, logica e retorica a mio avviso straordinario che consiglierei a tutti, se non altro per provare a capire che rispetto ad un problema non ci sono posizioni giuste e sbagliate, ma solo punti di vista, entrambi con criticità e punti di forza. (Maria Gaia Fringuelli – Bombi Distinguendi)

Ho scelto di fare questa attività, sebbene un po’ titubante all’inizio, per curiosità e voglia di mettermi in gioco in qualcosa di nuovo e totalmente estraneo alla mia indole, nel tentativo di crescere, e arricchirmi personalmente, imparando - o almeno provandoci - l’arte del dibattere. (Natalia Novoa – Aitiai)

Ho preso parte a questo Torneo perché credo bisogna mettersi alla prova e confrontarsi con l'altro; è ciò infatti ad aprirci la mente più di qualsiasi lezione vissuta da dietro un banco. Il dibattito mi ha insegnato l’arte della ricerca, della collaborazione e dell’ascolto; credo sia un’ottima palestra che ci prepara ad affrontare quella maratona che è la vita e che in fondo, siamo sinceri, abbiamo tutti il timore che ci colga impreparati. (Elena Tieri – Aitiai)

Nella squadra il mio ruolo è sempre stato quello di concludere il dibattito attraverso l'epilogo, ossia il compito di tirare le fila dei pro e di contro precedentemente ascoltati, cercando di trarre delle conclusioni a favore della posizione da noi sostenuta, in modo a volte anche colorito e accattivante al fine di far propendere l'ascoltatore verso la nostra tesi. Il dibattito argomentato è stata un'esperienza che mi ha permesso di crescere e mi ha reso capace, soprattutto, di avere una visione più aperta sulla e della realtà. (Enrico Gobbi – Power of Speech)

Questa esperienza mi ha aiutata tantissimo a livello personale: ho imparato ad esprimermi meglio, facendo attenzione al lessico che utilizzo, alle tesi che difendo ma soprattutto ho creduto nelle mie potenzialità mettendomi in gioco in prima persona. È stato un percorso ricco di soddisfazioni, di gioie, di paura e ansia mentre cercavamo di costruire le nostre argomentazioni secondo un corretto senso logico e qualche colpo di scena finale retorico. Tutto questo non sarebbe stato possibile però senza un gruppo coeso e determinato, accompagnato dai nostri due coach. (Carlotta Bernardi – Power of Speech)

Qui sotto puoi aggiungere un tuo commento al dibattutissimo tema Tutto si può perdonare?

Grazie e buona settimana.

Lucian

Foto dall'archivio personale 

commenti sul blog forniti da Disqus