Le sette meravigliose lezioni che ho imparato da mia figlia (in cambio delle mie tre)

Poiché ancora non sanno ancora leggere, soprattutto nei primi anni di vita, i bambini non hanno altra fonte di informazioni che l’osservazione e l’imitazione.
Nessia Laniado
La strada per diventare un genitore migliore – come ogni cammino che porti a una crescita personale e all’impadronirsi di una capacità nuova – comincia con un autoesame.
John Gottman

Questo è un post diverso dal solito. Parla più de mio rapporto con mia figlia che del mio rapporto con la retorica.

 

Mia figlia compie sette meravigliosi anni. Un traguardo importante per lei, un traguardo altrettanto importante per me. Ne abbiamo fatto di cose e imparato di lezioni in questi sette anni. L’uno dall’altra e insieme dalla vita.

 

Tiro le somme e condivido con te, attuale o futuro papà retorico, le sette meravigliose lezioni che ho imparato insieme a mia figlia:

 

La 1° lezione: Crescere

Questa qua è una lezione premium, ne accedi solo su invito e vestito da genitore. È come un sentiero esclusivo, irrepetibile, fatto di piccoli passi, incerti all’inizio, più sicuri appena ci prendi gusto. Come i suoi, i quali mi vengono in mente ogni volta che incontro un ostacolo. Siamo cresciuti insieme, padre e figlia, camminando, cadendo, alzandoci, mangiando, parlando, leggendo, scrivendo, raccontando. Discutendo. Litigando. Facendo pace. Scoprendo. Noi stessi e il mondo. La sua determinazione nel voler imparare a crescere facendo tutte quelle attività di ordinaria quotidianità che noi, in età adulta, diamo per scontato è stata la più grande lezione di tenacia e costanza che io abbia imparato. È stato facile? Per niente, ma non c’è soddisfazione più grande dell’essere cresciuto insieme a lei.

 

La 2° lezione: Giocare

Carotina. Il bruco. La tartaruga. Il pulcino. I cubetti. Il puzzle. La chitarra, il pianoforte. Il Monopoly. L’oca. Memory. Patatrac. Vocabolando. Il primo dizionario. Far parlare i peluche. Vestire e svestire le bambole. Disegnare. Colorare. Tagliare e ritagliare. Fare il principino. Il ballerino. Lo sciocchino. Il monellino. Il birbantino. Ho popolato il mio universo con molte delle attività di mia figlia. Ho riso e pianto insieme alle sue bambole, ho parlato e saltato insieme ai suoi peluche: Mir, Bop, Zeus, Clopotel, Giani, Calinou, Cuoricina, Daisy, Buffle. Sono solo alcuni dei cittadini del Regno del Gioco dove ogni gioco è una cosa seria e ogni cosa seria è molto divertente.

 

La 3° lezione: Ridere

Là dove ogni gioco è una cosa seria, ogni cosa seria è molto divertente. E dove c’è divertimento, c’è riso. La sua risata spensierata è contagiosa. Un’infusione di vitalità. Tornar bambini ogni giorno per un po’ è stato liberatorio. Che ridere fa bene è scientificamente dimostrato e noi abbiamo fatto bene a ridere. A casa, per strada, nel parco, in vacanza, in aereo, nei treni, in auto, a tavola, al cinema, al teatro, dai parenti e in giro per il mondo. Abbiamo riso tanto. Con e senza motivo. Prendendo in giro noi stessi e il mondo. Abbiamo lasciato che il buon umore accompagnasse il nostro cammino. Perché ridere fa bene. E fa crescere.

 

La 4° lezione: Guidare

Questa lezione qua è stata impegnativa. Ho sudato qualche camicia, ma ce l’ho fatta. Guidare la propria vita è un conto. Guidare la tua vita e quella del tuo pargolo è tutta un’altra musica. Ho dovuto affrontare gli alti e i bassi dello sconosciuto ruolo genitoriale. Per questo ho dovuto mettermi in gioco e riorganizzare il mio mondo interiore e quello circostante. E poi imparare, sbagliare, chiedere scusa, cadere, rialzarmi, ripartire. Proprio come faceva lei, alle prese con i primi passi, le prime forchettate o le prime parole. Lei esplorava e apprendeva a guidare il suo corpo, il suo comportamento. Io esploravo e apprendevo la responsabilità di essere guida e punto di riferimento per un nuovo cittadino del mondo di domani. Lei.

 

La 5° lezione: Essere consapevole

Sono diventato in questi ultimi sette anni più consapevole. Dei mie punti di forza e dei mie limiti. Sono diventato molto più esigente di prima. Ma anche più tollerante. Con me stesso e con il mondo. Ho dovuto mettermi alla prova in diverse attività che non immaginavo potessero conquistare la mia attenzione. Ho dovuto superare un'apparente senso di inadeguatezza al nuovo ruolo che ho assunto sette anni fa. Quello di genitore. E poi quello di guida. E di allenatore discorsivo. Situazioni e ruoli che pensi di non essere in grado di affrontare. Per poi scoprire che te la cavi benissimo. Ti piace! Ti entusiasma.

 

La 6° lezione: Consolare

Consolare è una cosa seria. Consolare con empatia è una cosa ancora più seria. Un giorno abbiamo vissuto un momento drammatico. Ho staccato involontariamente la testa del simpatico orsacchiotto che di nome fa Clopotel. A dire il vero, era divertente vedere lo sguardo di Clopotel appeso a una testa dondolante. Stavo per scoppiare a ridere quando ho visto un fiume di lacrime riversandosi sul suo peluche preferito decapitato. L’allarme sofferenza mi ha fatto entrare in modalità consolazione. Ci ho fatto di strada dal “Ma dai, non ti preoccupare” al “Capisco e mi dispiace, sistemiamo subito e vedrai che starà meglio”. Per consolare ci vuole empatia, comprensione. Esercizio. Molto esercizio nel far scappare draghi notturni e sollevare dopo le cadute in bici. Una lezione di vita, quella della consolazione.

 

La 7° lezione: Essere paziente

Questa qua è stata une lezione difficile. Perché ha richiesto un distacco totale dalla visione adulta del mondo. Per mostrare pazienza ho dovuto cambiare ritmo. Per entrare in sintonia con lei e comprendere meglio i suoi, di ritmi. Attendere. Non fare cose al posto suo. Non lasciarmi sopraffare dagli impegni adulti per evitare di urtare i tempi necessariamente più lunghi della sua infanzia. Gli stessi, ma da adulto è facile che si caschi nella dimenticanza, che avevo anche io, anche tu, tutti noi, alla sua stessa età.

 

In cambio delle sue sette meravigliose lezioni ho insegnato a mia figlia 3 cose:

 

  1. le parole sono importanti
  2. là fuori c’è un mondo da scoprire, esplorare, mordere, gustare, conquistare
  3. ogni mattina “it’s time to rise, it’s time to shine”

 

Siamo passati da parole tipo “ti facio vedere pome si fa”, “mi sono nascondato” e “ho morduto” a cose decisamente più impegnative come “papà, ogni problema ha una soluzione”, “l’ordine fa sempre bene”, “il tempio del sapere” (le maestre andrebbero fiere, sta parlando della scuola) e un’impressionante gamma di faccine, sorrisi e sguardi per farmi fare quello che vuole lei. Certo, quell’infuso giornaliero di retorica se l’ha dovuto “bevere” più o meno da quando ha cominciato a pronunciare le prime parole. Da allora, allenamenti quotidiani nella Palestra delle Parole. “Non sei stata abbastanza convincente” sarà stata la seconda più sentita frase dopo “Le parole sono importanti”. Fonte di sudore retorico per ottenere ottimi risultati discorsivi. Ora, ha preso gusto a dover argomentare le sue richieste e persuadere per lei è diventato un gioco da ragazze. Letteralmente.

 

Ho provato in tutti i modi che mia mente sia riuscita a escogitare a stimolare la sua curiosità. Per farle scoprire quel mondo che là, fuori la aspetta. Per farsi gustare, mordere, conquistare. Ogni mattina le dico “it’s time to rise, it’s time to shine my little girl”. A volte mi becco qualche brontolo. Inevitabile. E facilmente superabile.

 

Perché siamo diventati grandi ormai. :-)

 

Foto dall'archivio personale

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