Le 4 sfumature di simbologia territoriale

L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque.
Enzo Jannacci

Nel 1966 l’antropologo statunitense Edward T. Hall decise di raccogliere in un libro i risultati delle sue ricerche sul comportamento umano e animale in un determinato spazio. Intitolò il libro La dimensione nascosta e descrisse le sue personali riflessioni attorno al significato che gli umani e gli animali danno allo spazio percepito. Coniò un termine che ebbe molta fortuna: la prossemica per indicare lo studio della cultura dello spazio umano.

Lo spazio è uno dei più importanti strumenti comunicativi. Frammentato in unità più piccole che Hall chiamo distanze, lo spazio comunica un messaggio diverso a seconda della cultura in cui viene letto.

Che noi, umani, abbiamo una certa idea dello spazio, anche se non sempre consapevole, è dimostrato dai comportamenti che adottiamo di fronte alle persone che sentiamo vicine o lontane. Ad esempio, esiste un unità di spazio che ha un significato culturalmente diverso: la fila. Sì, quella perenne alle Poste, quelle alle casse nel supermercato, alle ore di punta, nelle fermate dell’autobus, nelle banche o nelle farmacie.

Di recente, in viaggio nel mio paese natale, sono stato costretto a difendere il mio spazio personale di fronte a una signora di mezza età, dall’aria contadina, che mi respirava sul colo mentre mi apprestavo a pagare il conto in una farmacia del posto. Le dissi, cercando, senza successo, di fare una battuta: “Mi scusi, signora, ci soffochiamo stando cosi vicini (sottinteso: dato che non ci conosciamo). Mi rispose: “Mi scusi, giovanotto, guarda su, l’aria condizionata è accesa, non c’è rischio di soffocamento.” Accettai umilmente la sconfitta conversazionale, lessi la sincera solidarietà nel sorriso della farmacista, pagai e uscii pensando alla gestione dello spazio nella farmacia sotto casa mia: non meno di 5 metri tra l’acquirente e il cliente in fila. Un caso raro, felice e… italiano.

Questo è successo a me, ma per capirci qualcosa di più sulla personale gestione dello spazio pensiamo ai primi incontri amorosi, quando desideriamo ardentemente la vicinanza della persona amata. Quando esita e tende ad allontanarci ci rimaniamo male, vero? È perché abbiamo invaso lo spazio intimo che lei o lui, naturalmente, si accinge a difenderlo. Più o meno come feci io nella farmacia rumena.

Sta di fatto che Hall la vide lunga: effettivamente persone diverse, di culture diverse si comportano diversamente a seconda delle relazioni che instaurano, delle attività che svolgono e delle emozioni che vivono.

Il comportamento umano è, secondo Hall, una sintesi dell’esperienza che l’essere umano fa dello spazio. In altre parole, noi siamo e facciamo quello che siamo e facciamo in virtù dello spazio che occupiamo e gestiamo. Persone culturalmente diverse vivono mondi sensorialmente diversi.

Molte delle esperienze distorte dal punto di vista relazionale sono conseguenza di una errata lettura dello spazio: la relazione, l’azione o le emozioni che caratterizzano quel dato spazio in quel dato momento.

Ci troviamo a proprio agio solo quando i confini dei nostri territori dai più concreti ai più simbolici vengono accettati. Hall distingue 4 spazi che egli chiama distanze. A ciascuna distanza corrisponde un determinato registro linguistico e comportamentale:

 

  1. La distanza intima, il registro della confidenza (0 – 45 cm)

È lo spazio del contatto fisico, della fiducia incondizionata, delle emozioni immediate, lo spazio del corpo a corpo, in amore come nel combattimento. Lo spazio intimo fornisce feedback immediati: si possono cogliere i cambiamenti del ritmo respiratorio, della struttura muscolare o del colorito del viso. In caso di fraintendimento spaziale, può essere percepita come un tentativo d’invasione o aggressione. Per la sua natura, è uno spazio da prendere con i guanti e utilizzare con parsimonia. Consigliata per sottolineare momenti di confidenza, ma da evitare nelle situazioni formali come le trattative, le vendite, in contesti altamente formali come la diplomazia.

 

  1. La distanza personale, il registro della complicità (45 – 120 cm)

È lo spazio dell’amicizia dove il contatto corporeo è possibile, ma l’influenza fisica è limitata. Si possono percepire abbastanza chiaramente i cambiamenti del ritmo respiratorio, le espressioni del volto, il colorito del viso e degli occhi. Il tono di voce nella distanza personale è moderato. Consigliata nella conversazione di cortesia.

 

  1. La distanza sociale, il registro della neutralità (120 – 365 cm)

È la distanza che le persone prendono quando qualcuno dice: “Allontanate, così posso guardarti!”. È lo spazio in cui viene percepita la nostra voce, ma non è più possibile il contatto fisico. Questo è lo spazio dei luoghi pubblici, degli uffici dove pareti divisorie o sportelli tengono a distanza l’interlocutore. È, inoltre, la zona della neutralità amministrativa e della diplomazia. La gestualità ha un ruolo importante e il sorriso diventa fondamentale per attenuare il distacco. Questo spazio permette a chiunque di battere in ritirata e di controllare le proprie emozioni.

 

  1. La distanza pubblica, il registro del carisma (fino a 8 m e oltre)

È la distanza da palco scenico, che troviamo, inoltre, nelle classi, tra insegnante e studenti e nei contesti aziendali (riunioni, workshop). La distanza tra locutore e il suo uditorio deve essere colmata per mezzo di stimoli consistenti: voce più alta, espressioni accentuate del volto (sorriso, sguardo interrogativo, sorpresa), colore degli abiti (segni di adesione e di appartenenza a un  gruppo, evidenza della posizione), aspetto generale della figura (dinamismo, carisma). La situazione è simile alla rappresentazione teatrale: colori, luci, frasi a effetto, abbigliamento, presenza fisica devono essere accentuate.

È, pertanto, un territorio marcatamente culturale e comunicativo colui che siamo chiamati a conquistare o difendere nella nostra quotidianità sociale. Si tratta del territorio personale, famigliare agli umani come agli animali, un territorio carico di simboli che condizionano i comportamenti. 

Dal punto di vista simbolico il territorio personale corrisponde a un territorio simbolico, ad esempio di carattere affettivo (il rapporto con un terza persona), psicologico (il diritto dell’intimità nella vita personale), estetico (stile d’abbigliamento, colore, accessori), gerarchico (posizione sociale, titolo), olfattivo (profumo).

Con questo bel video sugli effetti dell’invasione dello spazio personale ti auguro una buona settimana!

Foto tratta da Wikipedia

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