L’aquila che si credeva un pollo

La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti.
John Lennon

Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia.

L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini.

Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro.

Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro. Trascorsero gli anni, e l’aquila divenne molto vecchia. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate.

La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita. “Chi è quello?” chiese.

“È l’aquila, il re degli uccelli” rispose il suo vicino. “Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli.”

E così l’aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale.

La straordinaria velocità con cui viaggia l’informazione nella società liquida odierna induce un profondo senso di ansia di prestazione e di stress causato dalla forte pressione della competitività. Il bombardamento di notizie, di informazioni, di cose da sbrigare, da panificare, da risolvere impedisce, purtroppo e troppo spesso, la creazione di quello spazio intimo, di coinvolgimento emotivo e discorsivo, necessario punto di partenza per il sentiero della consapevolezza delle proprie risorse interiori. E della loro valorizzazione.

Questa breve storia ci aiuta a comprendere quanto è importante diventare consapevole delle proprie potenzialità, troppe volte non pienamente espresse a causa dei condizionamenti culturali.

La cultura in cui nasciamo e in cui viviamo ci dice per default che cosa è bene e che cosa è male, che cosa c’è da fare e che cosa non c’è da fare, molto più raramente il COME fare e il PERCHÉ farlo.

Questa breve storia è un invito ai genitori che hanno deciso di calarsi nei panni dell’allenatore discorsivo di accompagnare nella Palestra delle Parole le proprie figlie e i propri figli.

La storia di un’aquila che si credeva un pollo è l’invito che rivolgo ai lettori di RhetoFan ad incamminarsi insieme alle loro figlie e ai loro figli sul sentiero della consapevolezza:

  • del proprio valore – mettersi alla prova in piccole sfide quotidiane per capire e far emergere le proprie abilità, la propria forza interiore e cimentarsi nella difficile arte di prendere decisioni
  • dell’autoconoscenza – accendere i fari della mente e del cuore sulle proprie risorse cognitive ed emotive scambiandosi opinioni e cimentarsi in dibattiti su argomenti raccolti dalla vita di tutti i giorni è la via maestra per sviluppare lo spirito critico e per dare forza a una visione personalizzata del mondo circostante
  • dell’esplorazione di se stessi e del mondo circostante – la curiosità è uno dei motori più potenti della creatività, perciò diamo ai nostri figli e alle nostre figlie materia prima per guardare al mondo circostante da diverse angolature: libri, film, escursioni, argomenti reali e inventati sono imperdibili occasioni per far dire la loro sull'argomento in questione, per dar loro spazio e stimoli nel complicato compito di sostenere il proprio punto di vista e la propria tesi

Credo che la migliore lezione che un genitore possa insegnare ai propri figli è come costruire sé stessi e come coltivare relazioni positive e rapporti solidi. Educare all’indipendenza e all’interdipendenza, in altre parole. Un compito che richiede notevole investimento di tempo, impegno e attenzione.  

I bambini non devono essere copie più o meno sbiadite dei loro genitori ma esseri umani indipendenti, con una loro personale visione del mondo. Noi, adulti, madri e padri delle nuove generazioni, abbiamo il compito di fornire loro gli strumenti per fare ed essere. Il come e il perché sta a loro decidere.

No, ai bambini non bisogna dire che cosa devono fare.

Ai bambini bisogna dire COME fare al meglio ciò che vogliono fare

Foto da Google immagini 

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