La migliore IDEA per creare un discorso efficace

Ogni discorso oratorio (...) è costituito di idee e di parole: per quanto riguarda le idee si deve considerare l'invenzione, per le parole la forma espressiva, per le une e per le altre la disposizione; la memoria le deve abbracciare tutte, l'azione oratoria valorizzarle.
Quintiliano

Sul public speaking se ne fa un gran parlare. A buona ragione dato che non basta lavorare tanto e avere buone idee. È necessario anche farle conoscere. Come farlo, il web ne parla a lungo. Consigli triti e ritriti, alcuni da lasciarti senza parole: “create emozioni”, (e come si fa a c r e a r e emozioni?) “progettare la gestione del tempo” (come si fa a progettare una gestione? Del tempo, poi …), “partire dal pubblico” (e da dove sennò?), “prepararsi in modo adeguata” (guai a quello che si prepara in modo inadeguato per un discorso pubblico). Insomma, consigli a non finire, uno più sofisticamente ingenuo dell’altro per parlare di un argomento che ha qualcosa come duemila e passa anni. E da allora, poco o niente è cambiato.

Mi riferisco all’IDEA, l’efficace sistema retorico alla base della redazione di qualsiasi discorso.

Vediamolo insieme:

Inventio

ovvero scegli un tema e prepara un piano di battaglia. Un buon discorso inizia con una misera scaletta. Metti giù tutti i punti salienti sul tema che hai scelto. Comincia a svilupparli. Scrivi. Cancella. Scrivi. Cancella. Questa è una fase in cui puoi, anzi, devi scrivere e riscrivere più volte la tua prima bozza del discorso con una domandona in testa: “Chi se ne frega?” Metti a fuoco le caratteristiche del tuo uditorio – bisogni, desideri, stile di vita – e rispondi. L’uditorio è lì, davanti a te, e vuole portarsi qualcosa a casa: un’informazione, un’idea, una motivazione. “Parla a una persona di se stessa e ti ascolterà per ore”, si dice. Non ti lasceranno parlare per ore, ben intesi, ma ti è chiaro il concetto: la tua presenza sul palco, le tue parole devono risolvere un loro problema: portare a conoscenza un’informazione sconosciuta, condividere un’idea “wow”, far emergere un bisogno inespresso. Un esempio per tutti? Lo trovi qui, guardalo! Il tuo discorso, iniziato con una misera scaletta, ora è pronto per ispirare il tuo uditorio. In un certo ordine, il che ci permette di passare al punto due.

Dispositio

ovvero stabilisci l’ordine dei tuoi argomenti. Segui una sequenza cronologica o un ordine alfabetico dei punti salienti del tuo discorso. Così fece, per esempio, Giulio Cesare che, dopo la battaglia di Ponto, disse: “Veni. Vidi. Vici”. E si conquisto un posto nella Storia.  Alcuni secoli dopo, anche Abraham Lincoln fu conciso e entro, anche lui, nella Storia. A Gettysburg parlò poco, ma disse tanto con un discorso che rimase nella storia come uno dei maggiori capolavori oratori. Il Post parlò così dell’argomento. Tutto chiaro, vero? Solo parole semplici e via il superfluo. Conviene, però, ripetere i punti chiave del tuo discorso, dato che la mente umano ricorda di solito tre cose. Più o meno (altre) due. Così, metti insieme le idee in ordine cronologico o alfabetico e avanti tutta. Sai, ormai, che un discorso efficace più è semplice, più è di effetto.

In questa fase può tornarti utile riposizionare l’uditorio. Con un piccolo sforzo di fantasia, riuscirai a trasformare la platea nel tuo amico con cui ti vedi il venerdì sera nel giardino di casa tua, magari a prendere un aperitivo. Dicono che funziona. Per ridurre la distanza, più mentale che fisica, tra te e l’uditorio. Con il tuo amico, venerdì sera, non ti fai problemi a mostrarti agitato, fare un battuta, prendersi in giro, far buon uso dell’umorismo. Molti degli impacci da palcoscenico non accadono per caso. Per esempio, se ti fai cadere gli appunti e nell’alzarli dici “Da ora in poi le idee saranno più confuse di prima”, è per fare una battuta e rendere l’uditorio dalla tua. Dicevo, con l’amico usi parole semplici, linguaggio famigliare. Parli a lui e solo a lui. Fai lo stesso durante il tuo discorso: immagina di parlare a un amico e solo a lui. L’uditorio svanisce e con lui l’ansia di parlare a una platea. Una chiacchierata, tutto qui, più o meno come fa Alvy nell’ Io e Annie. Il che ci fa passare al punto tre:

Elocutio

ovvero seduci il tuo uditorio. Ti ricordi il CEO delle emozioni?, Giusto, il Pathos, ecco, fatti dare una mano da lui, per far sentire, letteralmente, all’uditorio, il tuo discorso. Lo hai in pugno, l’uditorio, se lo rendi attivo, reattivo, interattivo. Una battuta, una domanda, una citazione sono modi per suscitare una reazione fisica che avrà in seguito più probabilità di essere ricordata delle parole che dici. Le storie, in questo, hanno la meglio per la loro capacità di alternare tensione e rilascio, conflitto e risoluzione. Giocarsi bene la carta del contrasto, è quello che suggerisce Nancy Duarte in questa intervista all’Espresso.

Spesso, la gente prende decisioni basati su emozioni e poi chiama l’ammiraglio del discorso, il Logos a trovare dati e fatti per giustificare la decisione presa. Con l’uditorio funziona lo stesso. Le tue parole devono ispirare e suscitare emozioni: gioia, sorpresa, speranza, amore, empatia, entusiasmo, tristezza, paura. Per coinvolgere, lascia parlare il tuo discorso al cuore, per prima e poi, alla testa. Così passiamo al punto quattro:

Actio

ovvero come agire. Se fossi un attore lo chiameresti recitazione, ma sei un oratore, o aspirante tale, dunque chiamala, se vuoi, azione. Nel pronunciare il tuo discorso emerge tutto il lavoro pre-IDEA che tu, naturalmente,  hai a lungo fatto. Ti sei esercitato su tono, mimica e dizione, hai una buona padronanza del fiato e ci sai fare con la voce. Se qualcosa non ti è chiaro, guardati questo intervento di Julian Treasure, dal titolo “Come parlare per far sì che la gente ti ascolti”. 10 minuti di pura goduria prosodica. :-)

Come dici? Stai per laurearti, e hai voglia di far pendere l'uditorio dalle tue parole? Ascolta Donovan. Qualche mese fa stese tutti con un discorso memorabile: parla di educazione e invita tutti a “prendere il volo”. Ne parla La Stampa, in questo articolo.

Tutto qui? Quasi :-)

Manca la memoria. L’ultima fase di una scalinata retorica che ti porta in cima all’arte oratoria. Hai uno specchio nella camera da letto, moglie e pargoli in soggiorno. Loro non ne possono più di ascoltarti. Tuttavia, si mettono una mano sul cuore, caricano i polmoni ed eccoli, pronti ad ascoltarti. Tutto questo per dirti che in aggiunta ai quattro gradini di cui sopra, devi fare buon uso delle tue scorte di tecniche mnemoniche. Se la tua platea è il tuo amico, non parlerai guardando slide, appunti, scalette o la punta delle scarpe. Guardi la platea dritto negli occhi, come fosse il tuo amico, e come fece Michelle, in uno dei migliori discorsi che l’arte oratoria abbia mai visto nel terzo millennio: lei parla, eccome!, per poco più di 25 minuti senza abbassare lo sguardo. Certo, lei è la moglie di Obama, ma per volare alto bisogna guardare ai grandi! Il suo Ethos è alle stelle, il pubblico in delirio e di lei ne parlano come del prossimo candidato alle elezioni presidenziali del 2020. Vedremo, intanto prendiamo buon esempio.

Tu come ti prepari per parlare in pubblico ?

Foto di Juantiagues

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