Il Triangolo delle Comunicazioni (II)

Abituati ad ascoltare attentamente ciò che gli altri dicono, e cerca di penetrare il più possibile nell'animo di chi ti parla.
Marco Aurelio

Le tre storielle che ti avevo raccontato nell’articolo Il Triangolo delle comunicazione (I) della settimana scorsa sono la via che ci porta alla scoperta del genere umano da un punto di vista retorico-discorsivo.

A diverse ore e in diverse situazioni della nostra quotidianità sociale, professionale o genitoriale possiamo incontrare due tipologie di persone:

  • l’Omino Parlino
  • l’Homo Retoricus

Chi è l’Omino Parlino?

L’Omino Parlino è l’essere umano che non si cura di ciò che dice e tantomeno di come dice ciò che dice. Non ha una consapevolezza retorico-discorsiva e, di conseguenza, non concepisce di poter creare valore con le proprie parole. Nella propria vita, nella vita degli altri, nella società in cui vive.

Le Parole, per lui, NON sono importanti e non è interessato a coltivare la propria Intelligenza Retorica.

A dire il vero non è che dobbiamo andare oltre lo specchio di casa nostra per trovare l’Omino Parlino. Siamo anche noi, sotto mentite spoglie, quando borbottiamo, quando ci lamentiamo, quando ci facciamo prendere da attacchi di autocommiserazione.

E l’Homo Retoricus?

Un grande investitore di tempo ed energie nella coltivazione delle proprie capacità retorico-discorsive. Il suo traguardo quotidiano: parlare meglio, parlando meno. È consapevole della forza delle Parole, del valore che esse possano dare alla propria vita e alla vita degli altri. Evita le parole grezze, spigolose e valorizza le parole morbidi, soffici.

L’Homo Retoricus è quell’essere umano dotato di Intelligenza Retorica intesa come

la capacità squisitamente umana di formulare messaggi adeguati all’interlocutore, in funzione del contesto e dell’obiettivo discorsivo da raggiungere.

L’Homo Retoricus è l’esploratore discorsivo partito dal Chilometro 0 della Comunicazione allo scoperta di ciò che di persuasivo c’è in quello che dice e in quello che fa.

Fa un’imbattibile squadra insieme a I Magnifici Tre megastrumenti retorici utilissimi sia in attacco – per persuadere e dissuadere, sia in difesa – per schivare i venditori di scartoffie discorsive. Li puoi rivedere qui, uno a uno:

 

  • Logos: valorizza il pensiero
  • Pathos: valorizza le emozioni
  • Ethos: concerne la personalità, la reputazione e la capacità di ispirare fiducia

 

L’Homo Retoricus e l’Omino Parlino si muovono in territori discorsivi diversi. La linea di demarcazione che li divide è la consapevolezza nel senso di una profonda, intima presa di coscienza dell’importanza delle Parole nel rapporto con se stessi, con gli altri, con il mondo. Avere una consapevolezza retorico-discorsiva significa:

 

  • gestire al meglio le proprie RISORSE discorsive, emotive e comportamentali
  • creare VALORE con ciò che diciamo
  • valorizzare il TEMPO a propria disposizione 

 

In Rete ho trovato un’originale definizione di questa meravigliosa parola.

La consapevolezza retorico-discorsiva ci porta a fare qualcosa che non abbiamo mai fatto per avere qualcosa che non abbiamo mai avuto: una prospettiva triangolare sulla comunicazione umana.

Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto.

Thomas Jefferson

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Da questa prospettiva possiamo distinguere tre tipologie di comunicazione a cui ho dedicato tre post che puoi scoprire cliccando sui link qui sotto:

 

 

Da una prospettiva triangolare sulla comunicazione possiamo comprendere meglio le parole dello scrittore Cesare Pavese, il quale individuò nella vita due grandi problemi:

  • Come rompere la solitudine
  • Come comunicare con gli altri

Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri.

Cesare Pavese

Le frontiere tra le tre tipologie de comunicazione non sono rigide. Il tipo di comunicazione che decidiamo di impegnare è il risultato di più variabili tra cui: contesto, interlocutore, obiettivo e persino variabili psicofisici (se siamo stanchi abbiamo meno pazienza e siamo potenzialmente più propensi a mettere in atto una comunicazione aggressiva o passiva, invece di una comunicazione assertiva).

Tra le tre, la comunicazione assertiva è altamente retorica e ha riflessi positivi in tutte le situazioni discorsive della vita quotidiana: negli scambi commerciali, nelle vendite, nella gestione delle risorse umane, nelle riunioni, nei rapporti famigliari e professionali.

L'autentica arena retorica in cui locutore e interlocutore mostrano con vigore i muscoli discorsivi nel disputare un argomento è lo spazio della comunicazione assertiva. L’obiettivo dell'assertivo è far aderire il suo interlocutore alla propria idea, ottenere il suo consenso, obiettivo irraggiungibile con

  • un comportamento discorsivo passivo, francobollante sulle idee altrui e timoroso nell'esprimere pensieri e desideri propri oppure con
  • un comportamento discorsivo aggressivo, irruente, prevaricante, il quale impedisce all’interlocutore di esprimersi

La forza dell'essere assertivi, invece, sta nel:

  • esprimere con onestà apprezzamenti
  • esprimere con spirito costruttivo critiche e disaccordi (attenzione a non scivolare nel territorio dell’insulto: critica il comportamento, ma non insultare la personalità)
  • saper chiedere con fermezza e cortesia
  • saper spiegare il perché di una richiesta, di una critica, di un disaccordo, di una proposta, di un’iniziativa, di un emozione

Concludo con la parola che più si addice all'assertivo: EQUILIBRIO. Discorsivo, emotivo e comportamentale.

Nella terza e ultima parte vedremo come la Retorica può aiutarci a parlare meglio, parlando meno.

Buona settimana.

Lucian

Foto di Dan Allison

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