Il Decalogo dell'Assertività

Essere assertivi vuol dire, semplicemente ma a gran voce IO SONO.
Monica Morganti

Guardare alla comunicazione con occhio retorico è un buon esercizio per vedere ciò che le parole FANNO e non solo ciò che le parole DICONO.

L’obiettivo ultimo di qualsiasi messaggio trasmesso in forma scritta o in forma orale è ottenere il consenso del nostro interlocutore, farlo aderire alla nostra idea sull’argomento in questione. Farlo aderire alla nostra visione del mondo in sostanza, che poi è anche - parola d'Aristotele - un esercizio di felicità:

È intorno alla felicità e alle azioni che a essa conducono e a quella a essa contrarie che ruotano tutti i tentativi di persuadere e dissuadere.

Aristotele

Dopo aver dedicato gli ultimi tre articoli al Triangolo delle Comunicazioni

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La comunicazione assertiva: perché la retorica ti può aiutare a migliorarla

La comunicazione passiva: come riconoscerla

La comunicazione aggressiva: come domare un comportamento discorsivo irruente

oggi vorrei condividere con tutti i lettori RhetoFan il Decalogo dell’ASSERTIVITÀ, tratto dal libro If I Say No, I Feel Guilty di Manuel J. Smith, decalogo che puoi ascoltare in questa puntatissima di Parole note, il noto programma a cura di Maurizio Rossato in onda sull'altretanta nota Radio Capital:

    1. Ho il diritto di essere trattato sempre con rispetto e dignità

    2. Ho il diritto di essere me stesso e di essere unico, diverso

    3. Solo io ho il diritto di giudicare i miei comportamenti, i pensieri e le emozioni assumendone la responsabilità e accettandone le conseguenze

    4. Ho il diritto di non giustificare il mio comportamento adducendo scuse, spiegazioni o ragioni

    5. Solo io ho il diritto di decidere se occuparmene o meno dei problemi degli altri, di prendermi responsabilità altrui al posto di chi rifiuta di prendersene

    6. Ho il diritto di cambiare opinione, parere e modo di pensare, così come di sbagliare assumendomi le responsabilità delle eventuali conseguenze

    7. Ho il diritto di avere o esprimere un’opinione personale non coincidente con quella altrui e ad essere ascoltato e preso sul serio

    8. Ho il diritto di rifiutare una richiesta che mi porta via troppo tempo o risorse dai mie impegni e non soddisfare sempre le aspettative altrui, dire di no senza sentirmi in colpa

    9. Ho il diritto di richiedere ciò che ritengo opportuno nel rispetto del reciproco diritto di rifiutare

    10. Ho il diritto di dire "Non capisco" a chi non mi dice chiaramente a che cosa si aspetta da me, di dire non mi interessa, quando non voglio essere coinvolto in iniziative di altri, di dire "No so" quando mi si richiede una competenza che non ho.

Come puoi leggere da questo elenco di diritti e doveri, tra le tre tipoligie del Triangolo delle Comunicazioni, quella su cui è assolutamente necessario concentrarsi a casa, in azienda e nella vita è indubbiamente la comunicazione assertiva.

Tra le definizoni che ho letto in giro dentro e fuori dal web, ho scelto la seguente che riprendo tale e quale da questo corto ma bellisimo video relizzato da alcuni studenti delle superiori di Bologna:

L'assertività è il coraggio di essere noi stessi e mostrare al mondo cosa ci piace e cosa no, le nostre opinioni, i nostri sentimenti e i nostri difetti.

Ricordiamoci che la comunicazione assertiva è altamente retorica e ha riflessi positivi in tutte le situazioni discorsive della vita quotidiana, quando devi discutere e negoziare, persuadere o dissuadere. Negli scambi commerciali, nelle vendite, nella gestione delle risorse umane, nelle riunioni, nei rapporti famigliari e professionali non si va da nessuna parte senza un’educazione retorica.

La comunicazione assertiva sta nel giusto mezzo, tra la comunicazione passiva, remissiva e apatica e quella aggressiva, arrogante e prevaricante.

L'autentica arena retorica in cui locutore e interlocutore mostrano con vigore retorico i muscoli discorsivi nel disputare un argomento è lo spazio della comunicazione assertiva. L’obiettivo dell'assertivo, come dicevo all’inizio dell’articolo, è far aderire l’altro alla propria idea, ottenere il suo consenso, obietivo iraagiungibile con

  • un comportamento discorsivo passivo, francobollante sulle idee altrui e incapace di esprimere pensieri e desideri propri oppure 

  • un comportamento discorsivo aggressivo, irruente, prevaricante, il quale impedisce all’interlocutore di esprimersi.

Invece, per dimostrarsi assertivi è necessario sapere:

  • esprimere con onestà apprezzamenti
  • esprimere con spirito costruttivo critiche e disaccordi (attenzione a non scivolare nel territorio dell’insulto: critica il comportamento, ma non insultare la personalità)
  • saper chiedere con fermezza e cortesia
  • saper spiegare il perché di una richiesta, di una critica, di un disacordo, di una proposta, di un’iniziativa, di un emozione, di un sentimento

Concludo l'articolo di oggi con la parola che più si addice all'Assertivo: EQUILIBRIO.

Discorsivo e comportamentale, naturalmente.

E tu, quale credi sia la parola che più di ogni altra rispecchia il comportamento discorsivo assertivo?

Foto di sketchbk

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