Gli uomini della mia retorica

Da soli si va più veloci, insieme si va più lontano.
Proverbio africano

Dopo Le donne della mia retorica uno si aspetta un post sugli uomini della mia retorica, se no che parità è?

Eccoci allora, accontentati tutti, io e miei lettori per l’attenzione alla parità del genere, le lettrici rhetofan perché hanno l’occasione di incontrare, intellettualmente parlando, qualche bell’uomo. Che poi è sempre piacevole.

Tanto per mettere le cose in chiaro: anche il titolo dell’articolo di oggi è provocatorio, io non possiedo una retorica, semmai sono retorico perché parlo di retorica :-) E gli uomini presenti in questo post sono solo alcuni che da un punto di vista intellettuale mi hanno accompagnato in momenti diversi e su differenti sentieri della mia vita. A loro mi sono ispirato, da loro ho preso spunti e trovato stimoli anche per dare luce al progetto rhetofan. E superare gli inevitabili momenti difficili incontrati nei sette mesi dal suo lancio.

Ecco otto tra gli uomini che sono stati, come dicevo, di grande ispirazione intellettuale in diversi momenti e su diversi sentieri della mia vita.

Iniziamo le presentazioni dagli Stati Uniti, con il buon Jay Heinrichs un simpatico giornalista dimissionario che nella retorica ha trovato tutto ciò che occorre non solo per avere l’ultima parola, ma anche per aumentare le vendite e salvare il mondo. Ne parla diffusamente nell’introvabile L’arte di avere sempre l’ultima parola (mentre l’edizione inglese – Thank You for Arguing – è decisamente più reperibile). Con questo titolo è entrato nella mia vita e fu amore a prima vista. Jay è uno che mi ha spinto a vedere la retorica in una nuova luce e a darle un nuovo senso. Ogni tanto lo puoi incontrare tra gli articoli rhetofan, come quello, per esempio, in cui formulavo le mie Tre definizioni di un’antica arte.

Rimaniamo negli States per incontrare un ... australiano. Credo che chiunque lavori o abbia lavorato in mass media lo conosce. Lo ammira o lo invidia. O tutti e due, insieme. Rupert Murdock è nato l'11 marzo di 86 primavere fa ed è testa e cuore della News Corp nonché il trentacinquesimo più potente uomo sul pianeta. Di lui si dice che è un vero imperatore dell’informazione: ingegnoso, pragmatico, determinato. Ma anche cinico, despotico e… lontano dal essere un santo. Tutti, però, concordano sul fatto che ha scritto e riscritto la storia del giornalismo a cavallo tra due secoli e millenni. Provate a fare un viaggio Nella mente di Rupert Murdoch e scoprirete molti dei segreti dell’uomo che semplicemente tutti amano odiare.

Sempre negli States ho l’onore di presentarti colui che per otto anni fu inquilino della Casa Bianca: Barack Obama. Il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti è stato per me e per molti un illustre esempio di comunicazione di altissimo livello. Su di lui scrissi quando era ancora presidente, parafrasando il suo primo slogan elettorale: Yes, we could. Obama è stato per l’America e per il mondo intero un leader carismatico, passionale, visionario. Per la sua capacità di accattivare l’uditorio con i suoi discorsi è stato definito il più grande oratore della sua generazione. L’oratoria, del resto, è di casa nella famiglia Obama: anche sua moglie Michelle ha dimostrato di saperci fare con le parole. Questo applauditissimo discorso ne è la prova.

Dagli States andiamo in Inghilterra dove ha la sede The School of Life, tra cui ideatori c’è uno dei miei scrittori preferiti Alain de Botton. Il primo incontro con lui risale a più di dieci anni fa quando comprai in una libreria e perché attratto dal titolo, il suo L’arte di viaggiare. Che all’epoca ho sentito come una lettura troppo lenta. Con la stessa lentezza mi guidò e mi fece conoscere qualche anno più tardi Le consolazioni della filosofia un libro con cui si è guadagnato la mia ammirazione per sempre. Questo raffinato voyeur dell’anima  passò anche dai palchi TED per fare un Discorso sul successo. Applaudito.

Olivier Reboul è un dotto prof, cugino d’oltralpe, che incontrai per caso nell’autunno del 2014, tra le mie ricerche sulla retorica. Era francese e parlava di retorica, e questo è bastato per farmi andare in biblioteca e a prendere in prestito il suo libro Introduzione alla retorica. Lo lessi d’un fiato, ne presi un mucchio di appunti e fui folgorato da una frase diventata poi la colonna vertebrale del progetto rhetofan:

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Le sue parole mi arrivarono dritte in faccia colpendo implacabilmente la mia testa e il mio cuore. E mi fece riprendere tutto da capo e dal Chilometro 0 della comunicazione.

Ma qual è il Chilometro 0 della comunicazione? Per trovare la risposta bisogna andare in un imprecisato anno del IV secolo a.C. nell'antica Grecia dei tempi delle agore cittadine, e chiederlo a colui che in questa galleria rappresenta una figura atemporale: Aristotele. Di lui e della sua retorica ne parlo tanto. Un esempio per tutti: Aristotele e l’abbecedario della comunicazione di qualità. Con la nascita di rhetofan, Aristotele è diventato semplicemente e affettuosamente El Maestro, un rispettato chiodo fisso nella mia testa. Mentre la sua retorica, come ho detto in diverse altre occasioni on & off line un viaggio verso le vette del piacere intellettuale.

Arriviamo a casa nostra, dove ho il piacere di presentarti Antonio Caprarica, invidiato per le sue cravatte e apprezzato per i suoi libri, quest'ultimi una dura prova la mia pazienza. Il suo italiano dal registro alto rischia di far impazzire chi in Italia si trova da pochi anni. Così è stato per me quando lessi, nel lontano 2006, il suo primo libro: Dio ci salvi dagli inglesi … o no!? Per me il salvataggio è arrivato da Lo Zingarelli :-) La scrittura garbata, (auto)ironica insieme a uno stile palesemente giornalistico colmo di informazioni, storie, aneddoti e curiosità fanno dei libri di Caprarica inconfondibili reportage culturali. Il suo lessico sprona chiunque sia amante delle parole a dilettarsi con deliziose raffinatezze linguistiche. Già, perché, come ci insegna in un altro suo libro, La classe non è acqua. La scoperta di questo saggista ex-giornalista italiano è stato per me un grande stimolo per apprendere prima e meglio la lingua italiana e penetrare così ignoti significati lessicali, storici e culturali dell'italica terra.

Infine, torniamo alle origini. Non è per l’omonimia dei nostri nomi che ti presento Lucian Boia, ma per il forte impatto che ha avuto sul mio pensiero. Boia vive e lavora a Bucarest, è uno storico e rispettato prof universitario e un controverso prolifico scrittore. Il nostro incontro risale al 2009, quando per preparare la tesi di laurea magistrale scelsi di leggere in lingua francese La Roumanie: un pays à la frontière de l'Europe. Lui mi ha fatto rivedere in una nuova luce gran parte della storia del mio paese che avevo appreso prima del 1989. In Italia è ancora poco conosciuto. Qualche anno fa apparve questo articolo in occasione de La fine dell’Occidente il suo primo libro tradotto in italiano.

Ecco, messi in pari: per le otto graziose donne a cui avevo reso omaggio la settimana scorsa, ora ci sono otto bei uomini a cui porgo un virtuale saluto e sincero ringraziamento. In parte casuali e in parte frutto di un esercizio di volontà gli incontri con loro, donne e uomini della mia retorica, sono stati felici e fortunati episodi della mia storia personale in diversi momenti e su differenti sentieri della mia vita. Nelle loro opere e nelle loro vite ho trovato stimoli, ispirazione e motivazione per portare alla luce rhetofan: un progetto in cui la retorica si mescola alla mia esperienza di immigrazione per trovare la parola giusta, al momento giusto e nel contesto adatto. E guardarsi dentro e al mondo con gli stessi occhi ma con lenti diverse. Retoricamente intelligenti.

Ti auguro una splentastica settimana! :-)

Lucian

Foto dall’archivio personale

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