Genitori del terzo millennio, allenate

Datemi genitori migliori e vi darò un mondo migliore.
Aldous Huxley

La metafora della liquidità introdotta dal sociologo polacco Zygmunt Bauman, descrive brillantemente la società che abitiamo e i rapporti umani che viviamo. Confini fisici e simbolici mutano ad altissima velocità. Diventano sfumati, incerti, fragili. Non è un bene. Non è un male. È il presente che viviamo.

È il Mondo che abitiamo. Generatore di un forte senso di disorientamento che si ripercuote sul ruolo che siamo tenuti a coprire nei confronti delle nuove generazioni: quello di genitori. Le incertezze e i profondi mutamenti sociali e relazionali, l’innovazione e le nuove tecnologie rendono il futuro una minaccia. Soprattutto per le nostre figlie e i nostri figli. Secondo alcune ricerche, molti dei mestieri a cui ingenuamente si preparano le nostre figlie e i nostri figli, alla fine del loro ciclo scolastico non esisteranno più. E noi, i genitori del terzo millennio abbiamo il compito di renderlo, descriverlo e raccontarlo per quello che è ed è sempre stato il futuro: una SPERANZA. Non una minaccia.

Non solo società e relazioni, ma anche la famiglia ha subito mutamenti significativi negli ultimi anni. Una volta c’era la famiglia normativa con regole ben chiare. Chi non le rispettava si beccava subito una sberla. Punto. Non si discuteva, no si spiegava, non si ascoltava. Non si parlava di Retorica, non si accordava gran’ importanza alla Comunicazione, non esisteva la Crescita Personale.

Quel tipo di famiglia non esiste più. Adesso si parla di famiglia affettiva. Oggi si dà molta, anzi moltissima importanza alle parole, alle emozioni, alla comunicazione efficace, all’empowerment. L’autorevolezza genitoriale ha completamente e definitivamente seppellito l’autorità genitoriale. E meno male.

Regole rigide e senza spiegazioni, tipo “Adesso chiude la bocca e fila in camera tua!” sono andate alla pattumiera della storia. Adesso parliamo di negoziazione. Stimoliamo i nostri figli a negoziare, a discutere, ad argomentare. Per fare questo, per primo dobbiamo farlo noi, i genitori del terzo millennio. Siamo noi, i primi chiamati a negoziare, spiegare, raccontare, argomentare, discutere. Mantenendo la testa fredda, un adeguato tono di voce e un atteggiamento composto.

Al ruolo di genitore, per coprirlo con la dignità del terzo millennio, dobbiamo guardare da una prospettiva diversa: quella di un allenatore. Un allenatore discorsivo. Non solo un buon esempio, ma anche guida e stimolo. Un faro illuminato ed illuminante. Soprattutto.

Un genitore allenatore discorsivo, dunque. Nella Palestra delle Parole. Qui, in questa palestra dobbiamo trasmettere ai nostri figli una visione del mondo fatta di sfide vinte, parole conquistate, azioni efficaci.

A mia figlia dico: “Sii la soluzione. Ovunque tu sia.” E lei, nella genuinità dei suoi 10 anni, si impegna ad esserlo. Perché è di questo che abbiamo bisogno. Ed è di questo che hanno bisogno nel loro Futuro. Di soluzioni.

Che cosa fa di preciso un allenatore nella Palestra delle Parole?

  1. Accompagna il proprio figlio e la propria figlia sui sentieri della consapevolezza di sé, degli altri e del mondo, dell’importanza di guardare al futuro con speranza, non con angoscia
  2. Si ferma, si concentra, ascolta: in questi piccoli momenti di interazione quotidiana nasce la grandezza del rapporto genitori – figli
  3. Osserva, si interroga, dibatte, argomenta e contro argomenta le decisioni, i pensieri, le idee
  4. È disponibile, non solo ad ascoltare, ma anche a fare, a parlare, a giocare, a litigare, a far subito pace
  5. E, soprattutto, negozia in uno spazio discorsivo pieno di rispetto, curiosità, ascolto, creatività e comprensione

Così, con questo tipo di allenamenti nella Palestra delle Parole diamo ai nostri pargoli lo spazio vitale della libertà di espressione: per mettersi in gioco, per sbagliare, per provare, per esplorare.

Per conquistare: se stessi e la loro vita.

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