Diventa Ciò che Puoi Essere: Te Stesso, Migliore

Sono tantissime le cose della vita di cui non abbiamo il controllo. Io ho imparato a concentrarmi su ciò di cui ho il controllo: me stesso. E se le cose devono cambiare, prima devo cambiare io.
Robert T. Kiyosaki

Nel post di oggi vorrei condividere con te un estratto di un libro che per me è stato di grande IspirAzione. Pubblicato per la prima volta 20 anni fa e aggiornato e ripubblicato solo qualche mese fa, a settembre 2017, il libro propone una visione alternativa, non convenzionale sul Mondo in generale e sulle finanze in particolare.

Personalmente, l'ho apprezzato per:

  1. come mette in discussione il concetto di attivo per ciò che concerne la casa, quando invece è un passivo a tutti gli effetti: assorbe tante risorse e non genera alcun reddito 
  2. il modo in cui spiega come e perché costruire attivi è più importante rispetto a un buon stipendio.

Il libro di cui ti sto parlando è Padre ricco, padre povero, di Robert Kiyosaki, imprenditore di successo, divulgatore e attivista dell'alfabetizzazione finanziaria.

Il brano che vorrei proporti è uno spezzone del dialogo che lo stesso Robert quando era bambino ha avuto con colui che all’epoca riteneva il padre ricco: il padre di Mike, suo migliore amico di infanzia.

All’età di 9 anni, Robert accetta la proposta di lavorare ogni sabato per tre ore a 10 centesimi all’ora spolverando le merci disposte sugli scaffali di un supermercato di proprietà del padre di Mike, il suo miglior amico. Lo fa perché vuole imparare a diventare ricco, proprio come il padre del suo miglior amico. Dopo un po’ però, comincia a pensare di essere stato seriamente ingannato da un uomo avaro che non gli insegnava nulla. Era il 1956 e i 30 centesimi che intascava ogni sabato erano l'equivalente di tre fumetti. Troppo poco, anche per un bambino di 9 anni.

Frustrato e arrabbiato, Robert decide di chiedere spiegazioni al suo “datore di lavoro”, il padre spilorcio del suo miglior amico.

Questo è il dialogo tra i due:

Robert: E qual è la lezione appresa lavorando per 10 centesimi all’ora? Che lei è avaro e sfrutta i suoi operai?

Il padre ricco si appoggiò sullo schienale e si mise a ridere di cuore. Poi spiego:

Faresti meglio a cambiare il tuo punto di vista. Smettila di darmi la colpa e credere che sia io il problema. Se ragioni così, devi cambiarmi. Se invece ti rendi conto che il problema sei tu, puoi cambiare te stesso, imparare qualcosa e diventare più saggio. Molti vogliono che siano tutti gli altri a cambiare, tranne se stessi. Lascia che te lo dica: è più facile cambiare se stessi che cambiare gli altri.

R: Non capisco.

Padre ricco, con una certa impazienza: Non incolparmi per i tuoi problemi.

R: Ma se mi paga solo 10 centesimi …

P. r., con aria benevola: Allora cos’hai imparato?

R, con un ghigno: Che lei è uno spilorcio.

P. r.: Vedi, tu pensi che il problema sia in me.

R: Infatti è così.

P. r.: Va bene, continua a tenerti questa convinzione e non imparerai niente. Tieni ancora questo atteggiamento, accusami, che scelte ti restano?

R: Se non mi retribuisce meglio, se non mostra maggior rispetto per me, e non mi insegna nulla, me ne vado.

P. r.: Ben detto. Proprio quello che fa la maggiore parte della gente. Si licenzia per cercare un altro posto, un lavoro migliore, o meglio retribuito, ritenendo che la nuova professione o il salario incrementato risolvano il problema. Nella maggioranza dei casi, però non lo risolvono.

R: E allora, cosa dovrei fare? Accettare con compiacenza questi miseri 10 centesimi all’ora?

P. r., sorridendo: È quello che fanno gli altri. Ma si limitano a questo, aspettando un aumento di stipendio nella convinzione che qualche dollaro in più risolverà i loro problemi. Lo accettano, disposti anche a sgobbare in un secondo lavoro, per il quale riceveranno un’altra ricompensa da fame.

R, fissando il pavimento, cominciando a comprendere la lezione che il padre di Mike, il padre ricco, gli stava impartendo. Coglieva il primo assaggio di quella che è la realtà. Poi, rialzando la testa chiese:

Dunque, cos’è che risolve il problema?

P. r.: Questo, spiegò sporgendosi in avanti sulla sedia e toccandogli delicatamente la tempia. Quella cosa che sta tra un orecchio e l’altro.

Ecco, quella cosa che sta tra un orecchio e l’altro è spesso la gabbia in cui marciano nocivi pensieri rinunciatari fatti di condizionamenti sociali, trappole mentali e pericolosi autoinganni. Alcuni esempi: Io non ce la faccio, Io sono fatto così, Io non posso, Non ci riesco, È colpa sua, Ha avuto fortuna. Se vuoi scoprirne altri, potresti approfondire:

Come adottare un buon comportamento discorsivo

Come cambiare l'atteggiamento del Non Me Lo Posso Permettere

5 frasi da cancellare dal tuo vocabolario quotidiano

Fino a quando si parla di tutto e di tutti dimenticando se stessi e le risorse che possediamo e che decidiamo di non valorizzare per ingannevole comodità, salvo poi lagnarsi in continuazione, quella cosa tra un orecchio e l’altro sarà semplicemente una parte del nostro corpo. Ma quando a questa parte del nostro corpo decidiamo di guardare con occhi diversi, compiamo il primo passo di un lungo viaggio. Che ci porta su vie tortuose, imprevedibili, a volte mooolto faticose dritti alla Stazione del Essere Se Stesso Migliore.

È questo il mio augurio a tutti i lettori RhetoFan: Diventa ciò che puoi essere: Te Stesso, Migliore.

A presto,

Lucian

Foto di Warm Fuz

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