Come riconoscere il narcisista conversazionale

Metà della popolazione mondiale è composta da persone che hanno qualcosa da dire ma non possono. L'altra metà da persone che non hanno niente da dire e continuano a parlare.
Robert Frost

Anche tu lo hai incontrato, al meno una volta. Si impossessa della conversazione. Si dilunga su dettagli personali. Si pavoneggia. Occupa l’intero spazio dell’interazione verbale. Finge o crede davvero di essere più importante di quanto lo sia realmente. Appiccica frettolosamente etichette a persone e situazioni. È innamorato a più non può di una specifica parte del discorso: il pronome personale IO.

Ti sembra famigliare?

È il narcisista conversazionale. Colui o colei che non riesce a parlare con gli altri. Ma agli altri. Colui o colei che si muove come un aeroplano nella conversazione: sorvola ciò che dici per richiamare l'attenzione su ciò che dice. Criticardo, ma sprovvisto di spirito critico e dannatamente chiacchierone si piazza al centro della conversazione e richiede massima attenzione. Tira fuori quello smisurato IO per declinarlo nelle più svariate forme: Io so, Io faccio, Io penso, Io ho visto, Io sono.

Andiamo per ordine.

Il narcisismo deriva dalla mitologia greca. Narciso fu un bel giovane che rifiutò l’amore di una ninfa. Come punizione, i dei lo fecero innamorare della sua stessa immagine riflessa nell’acqua. Cadde nel fiume in cui si specchiava.

Più recentemente, il rinomato sociologo Charles Derber parla di narcisismo conversazionale nel suo The Pursuit of Attention definendolo un desiderio, spesso sottile e inconscio, d’impadronirsi della conversazione, di parlare più dell’interlocutore. Insomma, metterci dentro la conversazione se stessi e spazzare via tutto ciò che va al di là dell’IO e le sue IO-centriche declinazioni.

Per vedere che cosa c’è sotto il proprio naso occorre un grande sforzo. (George Orwell)

In altre parole, un narcisista conversazionale è alla ricerca più o meno velata, più o meno conscia dell’impareggiabile moneta della società odierna: l’attenzione. Nelle interazioni verbali, non lascia o lascia poco spazio agli altri interlocutori. Il suo è più un monologo che un dialogo. Crede spesso, e a torto, che gli altri siano entusiasti di ascoltarlo. Privo di empatia, misconosce l’implicito di un’interazione verbale e non rispetta i turni di parola.

Derber raggruppa le risposte degli scambi conversazionali in due tipologie:

1. la risposta deviante

Anna: Non ho dormito per niente stanotte.

Luigi: Davvero? Io, invece, ho dormito alla grande. Lo sai che questo weekend mi è arrivato il nuovo materasso? È stra comodo.

Luigi, il narcisista conversazionale, sposta l’attenzione sulla propria esperienza e non si dimostra interessato alle parole di Anna.

2. la risposta di supporto

Stesso scenario, stessi interlocutori.

Anna: Non sono proprio riuscito a dormire stanotte.

Luigi: Perché? Hai preso il caffè tardi o avevi qualche pensiero che ti tormentava?

Luigi veste i panni di un interlocutore empatico, si dimostra interessato alle parole di Anna cercando di approfondire i motivi per cui Anna ha avuto una nottataccia.

Le risposte devianti definiscono il narcisista conversazionale: lo aiutano a riportare continuamente l'attenzione verso se stessi. Le risposte di supporto, invece, dimostrano un interesse genuino nei confronti dell'interlocutore e lo esorta a continuare il racconto della sua storia.

Come riconoscere il narcisista conversazionale

Non è difficile. Per i motivi descritti sopra. Ma ne possiamo aggiungere altri.

Hanno una marcata propensione al protagonismo. Sono chiacchieroni: parlano delle loro esperienze positive o negative e vogliono disperatamente attirare l’attenzione sulle proprie vittorie o sulle proprie sfortune. Sono privi di tatto e non sanno ascoltare. Ignorano il contesto. Non lasciano spazio al dialogo. Interrompono l’interlocutore. Alzano la voce. Rispondono innervositi. Misconoscono l’importanza dei tre livelli di espressione: verbale, para verbale e non verbale. Si focalizzano esclusivamente su sé stessi e hanno una loro risposta prediletta: Io son’ fatto/a così. Hanno un marcato bisogno di stare al centro, di essere ammirati e adulati. Si muovono altezzosamente nello spazio conversazionale e non riconosco i confini fisici e simbolici dell’interazione verbale.

Come difendersi dal narcisista conversazionale

Dipende. Da chi è colui o colei che mette in atto un comportamento discorsivo narcisistico. E dal contesto in cui si trova.

Tuttavia, ecco tre strategie per riuscire a sopravvivere, discorsivamente parlando, all'incontro con un narcisista conversazionale:

Disattenzione: distrailo volontariamente. Guarda l’orologio e tutto a un tratto ricordati di un presunto appuntamento che stavi per dimenticare. Oppure: appena accesa la spia rossa di un potenziale attacco narcisistico conversazionale lascia cadere qualcosa (una penna, la maglia) e raccoglilo inserendo nell'inevitabile pausa una scusa e un saluto per svignarsela al più presto.

Disaccordo: evita di entrare in disaccordo con un narcisista conversazionale, è la strada più sicura per entrare nel tunnel buio del Tu hai torto ed io ho ragione.

Empatia: non parlare di empatia, non sa cosa sia.

La soluzione per una conversazione efficace? L’equilibrio conversazionale: l’alternarsi delle due tipologie di risposta, deviante e di supporto. La mancanza di monopolio discorsivo. Il focus sul flusso delle idee presenti nello scambio conversazionale.

Per questo, però, ci vuole una buona dose di consapevolezza discorsiva.

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