Come rendere una conversazione efficace ed efficiente

Il linguaggio ci offre una serie di innumerevoli possibilità e di variazioni per dire ciò che vogliamo dire.
Adelino Cattani

C’è un filosofo inglese che dedicò la sua vita intellettuale e professionale al linguaggio. Si chiama Paul Grice, visse tra 1913 e 1988 e lasciò ai posteri parecchio materiale dotto attorno a cui in tanti, fuori e dentro le accademie, continuano tutt’oggi a riflettere.

Io, però, mi soffermerò sulle quattro massime che portano il suo nome. Sono importanti per un oratore come per qualsiasi parlante il cui obiettivo è:

dire le cose giuste nel modo giusto per conquistare il consenso dell’interlocutore con minore dispendio di risorse discorsive

Con questa formula discorsiva di mia invenzione riprendo e adatto al campo del sapere della Retorica le definizioni di efficace ed efficiente di Peter Drucker il guru dei guru del management mondiale:

EFFECTIVENESS IS DOING RIGHT THINGS

[Efficacia è fare le cose giuste]

EFFICIENCY IS DOING THE THINGS RIGHT

[Efficienza è fare le cose nel modo giusto]

Prima sei efficace perché dici le cose giuste, poi sei efficiente perché dici le cose nel modo giusto. Così parli meglio. Parlando meno. Fai aderire l’interlocutore, chiunque esso sia alle tue idee impiegando l’adeguata quantità di risorse discorsive. Né più, né meno: le parole giuste, al momento giusto, al posto giusto rapportate all’obiettivo da raggiungere. È questo il pensiero con il quale dovremmo coltivare e mettere in valore la nostra Intelligenza Retorica.

E se riusciamo siamo vincitori di una triplice sfida:

  1. Usiamo bene il TEMPO che abbiamo a disposizione, guadagnandone di parecchio;
  2. Gestiamo al meglio le proprie RISORSE (discorsive, emotive e comportamentali);
  3. Creiamo VALORE con ciò che DICIAMO, PENSIAMO e FACCIAMO.

Perché, in fin dei conti:

Non è il DIRE che fa girare il mondo, è il FARE.

Il punto è che il DIRE precede il FARE.

Ma torniamo all’autorevole filosofo inglese. Grice si è mostrato particolarmente interessato a quel segmento di interazione verbale che solitamente conosciamo sotto il nome di conversazione e le cui condizioni generali a prescindere dall’argomento in discussione gli diedero parecchio lavoro. Pensò Grice: in definitiva la conversazione altro non è che un comportamento e come ognuno di noi sa quando mettiamo in atto un comportamento lo facciamo perché abbiamo uno scopo.

È per queste vie che giunse alla seguente conclusione: perché la conversazione funzioni è necessario che i partecipanti rispettino il principio di cooperazione. Ecco come si espresse a tal proposito, invitando i partecipanti di una conversazione a un comportamento discorsivamente cooperativo:

Conforma il tuo contributo conversazionale a quanto è richiesto, nel momento in cui avviene, dall’intento comune accettato o dalla direzione dello scambio verbale in cui sei impegnato.

A questo principio, poi, associò le quattro massime che rispecchiano le aspettative riposte dai partecipanti a una conversazione gli uni nei confronti degli altri.

Dunque, per far funzionare bene la conversazione e renderla discorsivamente efficace ed efficiente sia il locutore che l’interlocutore devono attenersi:

alla massima della quantità

Parla quanto ti è richiesto, ossia non aggiungere né più né meno informazioni di quanto necessario ed eviterai di essere percepito come evasivo, laconico o ridondante

alla massima della qualità

Dì la tua verità, ossia evita di dire ciò che ritieni falso o di cui non hai sufficienti prove

alla massima della relazione

Centra il punto, ossia non andare fuori tema

alla massima del modo

Sii perspicuo, ossia ordina e affronta gli argomenti in maniera chiara e concisa

Tutte e quattro rendono la conversazione fluida e la vita facile, discorsivamente parlando. Tutti capiscono tutti. O quasi. Ciononostante, come la vita di tutti i giorni ce lo insegna, le cose non stanno sempre così. Le norme comportamentali dettate dalle massime possono essere violate dal locutore per mancato rispetto del principio di cooperazione. In tal caso è l’interlocutore a tentare di (ri)armonizzare la comunicazione.

Per capire meglio come funziona vediamo un esempio:

Il locutore dice, con tono ironico:

Che cuor di leone, Mario!

L’interlocutore carpisce l’esatto senso dell’affermazione non da ciò che dice il locutore, ma da come lo dice. E qui lo dice decisamente trasgredendo la massima della qualità. Per Grice, per te, per me, e probabilmente per tanti altri, ciò che desta interesse nello scambio conversazionale non è tanto e sempre ciò che le parole dicono, ma molto di più e molto più spesso ciò che le stesse fanno. E nell’esempio sopra fanno bella figura. Una bella figura retorica, ecco: l’ironia. Anche se probabilmente Mario, preso bonariamente in giro dal nostro locutore violando la seconda massima di Grice, non sarebbe dello stesso parere.

E se dovessimo valutare un dibattito?

Non ci allontaniamo molto dai principi discorsivi illustrati dal filosofo inglese. In particolare ci interessa:

  1. il contenuto – ciò che si dice, gli argomenti in discussione e in che misura vengono supportati da dati e prove
  2. lo stile – come lo si dice, tutto ciò che concerne i tre livelli di espressione verbale, non verbale e paraverbale
  3. la strategia – illustrazione e congruo riassunto dei punti centrali e marginali, organizzazione del discorso in ordine cronologico o alfabetico, coinvolgimento del pubblico e rispetto dei tempi a disposizione

In altre parole, assistiamo a un buon dibattito quando le prestazioni oratorie spiccano per la qualità dell’argomento illustrato e supportato con l’adeguata quantità e varietà di dati e fonti. Inoltre, il valore del dibattito è dato dall’impatto che l’argomento dibattuto ha sul pubblico: viene esposto con chiarezza e coerenza, tiene vivo l’interesse della platea ed è supportato da un uso sapiente di risorse non verbali quali postura, gestualità, contatto visivo, voce, pause e silenzi. Infine, da un punto di vista strategico, vengono apprezzate la capacità di evidenziare i punti nodali dell’argomento oggetto del dibattito, la capacità di riposizionare il discorso qualora dovesse deviare e non per ultimo un accorta gestione del tempo a disposizione.

Conoscere i principi conversazionali enunciati da Grice è un punto di forza nella gestione degli scambi verbali in qualsiasi contesto discorsivo, dalle conversazioni tra gli amici, passando per le interrogazioni scolastiche fino ai dibattiti televisivi o le controversie sociali e politiche, nazionali e internazionali.

 Foto di Lucy Crosbie

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