Come migliorare la capacità di ascolto

Ascoltare con cura e attenzione può essere più produttivo che parlare.
Edward de Bono

Nella prefazione di Parla meno, parla meglio, la prima guida digitale RhetoFan che ho pubblicato a fine marzo affermo:

Passata la luna di miele dell’innamoramento, iniziano i guai della convivenza quotidiana. Ci sono passato e so di che cosa parlo. Ebbene, una maggiore consapevolezza nell’uso delle parole può fare una grande differenza. La capacità di ascolto e quella di argomentare il proprio punto di vista si affinano con la retorica. Essere retoricamente intelligenti può all’occorrenza, anche se non necessariamente deve, raddrizzare la tua relazione. Provare per credere!

Nell’articolo di oggi vorrei fornirti qualche spunto proprio su come valorizzare la capacità di ascolto, capacità in mancanza della quale puoi facilmente ritrovarti nel buco nero del tu hai torto ed io ho ragione.

La domanda alla quale cercherò di rispondere è:

Che cosa puoi fare per migliorare l’interazione con il tuo interlocutore?

Prima di tutto non credere minimamente che ciò che hai da dire sia più importante di quello che hanno gli altri da dire.

Chiunque incontriate sa qualcosa che voi non sapete.

Bill Nye

Ascoltare attentamente l’interlocutore è uno sforzo cognitivo non da poco ma può offrirti notevoli gratificazioni. Se il parlare può essere visto come un processo di output dell’informazione (tu fornisci informazioni agli altri), l’ascolto è il processo di input dell’informazione, ovvero il processo che ti permette di raccogliere le informazioni sul tuo interlocutore e sull’argomento in discussione. Un buon ascolto equivale a un egregio lavoro di intelligence discorsivo che ti consentirà di entrare in contatto con le nuove prospettive dell’interlocutore e con le sue nuove idee che a loro volta possono far germogliare nuovi pensieri, aiutarti a preparare un’azione o a raddrizzare un comportamento, tutte cose passano per le parole per arrivare alla testa, spesso con una fermata al cuore.

L’ascolto è un grande portone verso il mondo. Se lo apriamo abbiamo l’occasione di scoprire una nuova idea, un nuovo punto di vista, una nuova prospettiva, ma anche nuove parole, nuovi significati e valori che contano in maniera diversa per persone provenienti da culture diverse. Un scarsa capacità di ascolto ci fa privare di tutto questo.

La riposta alla domanda dell’inizio dell’articolo è in apparenza molto semplice: per migliorare l’interazione con il tuo interlocutore è necessario mostrati un buon ascoltatore. Dico in apparenza perché nella mia esperienza mi è capitato spesso di vedere persone che solo sembravano di ascoltare, aspettando in realtà il proprio turno, a volte neanche molto pazientemente, per prendere la parola. Queste persone non ascoltano, loro odono.

Vediamo nella pratica chi si può ritenere un buon ascoltatore:

  • colui che ha un alto livello di attenzione nei confronti dell’interlocutore verificabile soprattutto attraverso lo sguardo: più lo sguardo dell’interlocutore mantiene il contatto, più il livello di attenzione è alto
  • chi mostra rispetto nei confronti di chi parla: non interrompe e non si assenta dall’interazione (hai presente quando eri studente e in aula sognavi ad occhi aperti alla ragazza dell’aula accanto mentre il prof parlava? Ecco, quello è un assentarsi dall’interazione, ci sei fisicamente, mai la mente è da tutt’altra parte)
  • chi dimostra di essere genuinamente interessato all’interazione: i Signori del Blabla, coloro che parlano e parlano e parlano non sono interessati all’interazione, ma vedono in te un contenitore in cui versare info, dettagli eccessivi, dolori passati, presenti e futuri; all’opposto chi racconta con chiarezza e concisione, poi si ferma e ribatte con una domanda attinente all’argomento dibattuto dimostra di essere sinceramente interessato a ciò che dici
  • infine, legata alla precedente, chi raddrizza le antenne per catturare le idee più interessanti, ciò che attira la sua curiosità anche se non strettamente legate all’argomento oggetto della conversazione (come quando vai in auto a un appuntamento ma sei in anticipo e decidi di esplorare qualche stradina meno battuta)

Quando ascolti con autentica attenzione puoi raccogliere molte informazioni rispetto a una situazione in cui la tua attenzione sia scarsa. Ad esempio, se presti attenzione all’uso degli aggettivi nella conversazione da parte del tuo interlocutore puoi cogliere il livello di padronanza delle sue emozioni. L’uso degli aggettivi aumenta al diminuirsi del dominio delle emozioni. Le persone tendono a usare aggettivi per appiccicare etichette a persone, situazioni, momenti. Quando le redini dell’emotività rimangono libere, non di rado emergono giudizi e stereotipi. Qualche esempio:

  • Figlia adolescente in viaggio con i genitori: Quel viaggio è stato molto noioso (il paesaggio in realtà era stupendo, ma il viaggio veniva fatto per la decima volta)
  • Pierre e Anna in Cena tra amici: Conosco il senso delle parole e il loro peso. (Pierre) Ah sì? Vaffanculo! (Anna)
  • Colleghi di lavoro a proposito del neoassunto collega d’ufficio: È arrogante e scostante (in realtà timido e riservato)
  • Vittorio Sgarbi in qualsiasi show televisivo

L’interlocutore interessato a mettere in valore la propria capacità di ascolto è pronto a ripetere riassumendo ciò che gli è stato detto. Il riassunto in una conversazione è un aspetto molto importante: serve a confermare che ciò che l’interlocutore ha ascoltato sia in linea con ciò che tu hai detto. Il riassunto aiuta la comprensione e serve per chiarire la situazione nella propria mente.

Indicatori discorsivi del riassunto:

Mi pare di aver capito che …. È così / esatto?

Stai dicendo che ….. dico bene?

Quello che intendi dire è … ho capito bene?

Stai dicendo che …. mi confermi?

Riassumere e dare un feedback su ciò che si è capito hanno l’effetto di lusingare l’interlocutore: dimostra che il suo messaggio è stato ricevuto correttamente.

La fase del riassunto di una discussione è anche un modo per testare la pazienza dell’interlocutore: arrivati a questo punto, le persone impazienti, coloro che comunicano in maniera aggressiva, mostrano irritazione e rispondono di pungo. Più o meno così:

Ecco, devo sempre ripeterti che …

Tu non capisci …

Mi hai frainteso e adesso non ho più voglia di discutere …

Le domande nel processo di ascolto sono importantissime: dimostrano attenzione e interesse, consentono di esplorare aspetti meno chiari dell’argomento in questione e permettono di chiarire eventuali fraintendimenti. Servono per indagare l’argomento:

Hai visto con i tuoi occhi o parli per sentito dire?

È un fatto accertato?

Ci sono prove che confermano ciò che dici?

I dati che cosa dicono?

Trovare le parole giuste al momento giusto nel posto giusto nelle conversazioni è anche il risultato di un ascolto attivo e autentico.

Il successo è ugualmente diviso tra una buona capacità di parlare e a una buona capacità di ascolto.

Riassumo l’argomento di questo articolo in poche parole:

  1. La capacità di ascolto è un aspetto essenziale della conversazione
  2. Un buon ascoltatore presta attenzione e cerca di trarre il massimo beneficio da ciò che viene detto
  3. Un buon ascoltatore approfondisce l’argomento ponendo delle domande
  4. Una migliore capacità di ascolto ti permetterà di vedere le cose da un’angolatura diversa
  5. Con un ascolto genuino scoprirai che esistono percezioni alternative e inedite di una stessa situazione fornite da persone diverse con culture diverse ed esperienze diverse
  6. Una buona abitudine discorsiva è riassumere ciò che l’interlocutore ha affermato
  7. Presta particolare attenzione agli aggettivi: sono indicatori degli stati d’animo

Spero che l'argomento dell'articolo di oggi ti sia piaciuto. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi riguardo all'ascolto, dimmelo con un commento qui sotto.

A presto,

Lucian

Foto di tzejen

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