Come conquistare una ragazza con la retorica

Una fallacia è un argomento che muove da premesse apparentemente vere, o che segue schemi apparentemente logici, o in cui le premesse sono apparentemente rilevanti rispetto alle conclusioni.
Francesco F. Calemi, Michele Paolini Paoletti
Cattive argomentazioni: come riconoscerle

Logica e persuasione non sempre stanno bene insieme. La persuasione è per la gente che vive tra la gente. La logica è per la gente troppo logica che vive tra la gente.

Si dà il caso che Max e Peter sono coinquilini. Max è uno tosto: perspicace, astuto, logico. Un tipo “dal cervello potente come un motore di formula uno, preciso come un bilancino da farmacista, penetrante come un trapano”. Peter è uno alla buona, che vive la giornata, innamorato, ma non troppo.

Max ha una splendida pelliccia. Peter ha una splendida ragazza. Entrambi, però, desiderano ciò che non hanno. Max desidera la splendida ragazza. Peter desidera la splendida pelliccia.

La splendida ragazza, non proprio brillante si chiama Polly.

Max e Peter decidono di rinunciare a quello che hanno e prendersi quello che desiderano.

Così, Max, “dal cervello potente come un motore di formula uno, preciso come un bilancino da farmacista, penetrante come un trapano” invita Polly a cena. Poi a una passeggiata. E poi a una lezione. Di logica.

Perché, sua ragazza, Max la vuole di un certo spessore, come dire, logico. Allora, cosa vuoi che faccia uno tosto, perspicace e astuto ai primi appuntamenti?

Parla di logica. Naturalmente.

Ma vediamo come è andata:

 

Max: Stasera vorrei parlarti, Polly.

Polly: Parlare di che?

M: Di logica.

P: Magnifico!

M: La logica è la scienza del pensare. Per pensare correttamente, dobbiamo prima imparare a riconoscere le comuni fallacie logiche. Cominciamo con quella che va sotto il nome di dicto simpliciter. Per esempio: allenarsi fa bene, quindi tutti dovrebbero allenarsi.

P: Sono d’accordo: Allenarsi fa senz’altro bene.

M: L’argomento è una fallacia. Allenarsi fa bene è una generalizzazione assoluta. Se sei malato di cuore allenarsi non fa bene. Bisogna precisare le condizioni alle quali l’allenarsi fa bene. Si deve dire che allenarsi di norma fa bene oppure che fa bene alla maggior parte delle persone. Altrimenti si commette una dicto simpliciter. È chiaro?

P: No, ma è affascinante. Continua.

M: Prendiamo la generalizzazione indebita. Io non so parlare francese, tu non sai parlare francese, Peter non sa parlare francese. Se ne deve concludere che nessuno dei nostri amici sa parlare francese.

P: Nessuno, davvero?

M: Polly, è una fallacia. Sono troppi pochi i casi per giustificare la conclusione.

P: Conosci altre fallacie? È addirittura più divertente che andare a ballare.

M: Certo, eccone un’altra: la fallacia ad misericordiam. È quella che commette un aspirante ad un posto di lavoro il quale, alla domanda circa le sue qualifiche, risponde che ha moglie, sei bambini a casa, senza niente da mangiare, senza vestiti, senza scarpe, privi di letto per dormire, senza gas e con l’inverno alle porte.

P: Oh, è terribile, davvero terribile! Mi viene da piangere, hai un fazzoletto?

M: Sì, è tragico ma NON è un argomento. Ha fatto solo appello al buon cuore, non ha dato nessuna risposta a quanto gli si chiedeva. Questa fallacia si chiama ad misericordiam.

Adesso ti parlò della falsa analogia. Eccone un esempio. Agli studenti dovrebbe essere consentito usare i libri di testo durante gli esami. In fondo i medici, gli avvocati, i muratori non hanno tutti i loro testi, i loro codici o i loro progetti che possono consultare durante il lavoro?

P: Questa è l’idea più brillante che abbia mai sentito!

M: Il ragionamento è tutto sballato. I medici, gli avvocati e i carpentieri non consultano i testi per vedere quanto hanno imparato. Le situazioni sono completamente diverse e non si può fare una analogia tra la prima e le seconde.

P: Resto comunque convinta che sarebbe una buona idea.

M: Ora ti chiedo: se madame Curie non avesse lasciato una lastra fotografica in un cassetto con un pezzo di pechblenda, il mondo non avrebbe conosciuto il radio?

P: È vero, ho visto anche un film che raccontava la storia.

M: Ti faccio notar che madame Curie avrebbe potuto scoprirlo in seguito. Avrebbe potuto scoprirlo qualcun altro. Chissà quante altre cose avrebbero potuto succedere. Non si può partire da un’ipotesi che non è vera e ricavarne qualche conclusione che sia giustificata. Questa fallacia si chiama l’ipotesi dell’irrealtà.

P: Capisco!

M: Vediamo l’ultima. Si chiama avvelenare la sorgente. Due individui cominciano una discussione. Il primo esordisce dicendo: “Il mio avversario è notoriamente un mentitore. No si creda ad una parola di quello che dirà…” Ora, Polly, pensa, pensa intensamente, che cosa non va in questo discorso?

P: Non è bello. Non è per niente bello. Che possibilità ha il secondo se il primo lo chiama bugiardo prima ancora che inizi a parlare?

M: Giusto. Il primo ha avvelenato la sorgente prima che qualcuna vi potesse bere. Ha tagliato le gambe al suo concorrente prima della partenza. Sono fiero di te, Polly. Vedi che non è poi tanto difficile. Basta concentrarsi: pensare, esaminare, valutare.

 

Questo dialogo fu al centro dei loro incontri per alcune serate di seguito. Ma questo è un dettaglio. Ciò che conta veramente è che Max cominciò a vedere uno sprazzo di luce, un bagliore di intelligenza. Max era fiero di lui. Avevo ciò che desiderava e qualcosa di più: il tempo di qualche incontro è Polly diventò una donna logica. Veramente logica. Le aveva insegnato a pensare.

Ora era giunto il momento di passare dalla fase accademica alla fase romantica. Max amava Polly. Max amava Polly come Pigmalione amava la donna perfetta che avevo forgiato. Decise di dichiararsi.

Così:

 

M: Polly, stasera non parleremo di fallacie. Abbiamo trascorso cinque sere assieme e siamo stati splendidamente bene. È chiaro che siamo fatti l’uno per l’altra.

P: Generalizzazione affrettata – disse, raggiante.

M: Scusa.

P: Generalizzazione affrettata e indebita – ripeté. Come fai a dire che siamo fatti l’uno per l’altra sulla base di soli cinque incontri?

 

Max annuii divertito e penso che la sua ragazza aveva assimilato bene.

 

M: Mia cara cinque sono più che sufficienti. Del resto, non devi magiare tutta la torta per sapere se è buona.

P: Falsa analogia – replicò prontamente. Io non sono una torta. Sono una ragazza.

 

Max annuii un po’ meno divertito. Anche troppo bene aveva imparato la lezione, la sua ragazza. Decise di cambiare tattica. Dichiarò il suo amore in maniera semplice e diretta.

 

M: Polly ti amo. Tu sei per me tutto il mondo, e la luna e le stelle e le costellazioni. Ti prego, dimmi che vuoi stare con me, perché se mi dici che non mi vuoi, la vita per me non avrà più senso.

P: Ad misericordiam – disse lei.

 

Max strinse mani e denti. Non era più Pigmalione, era un Frankestein con il mostro che lo teneva per la gola. Si ricompose e disse forzando un sorriso.

 

M: Bene, Polly. Hai certamente imparato bene le fallacie. Ma chi te le ha insegnate le fallacie, Polly?

P: Tu.

M: Brava. Quindi tu mi devi qualcosa, vero? Se non fossi venuto con te non avresti mai imparato tute queste cose.

P: Ipotesi dell’irrealtà – disse lei prontamente.

 

Max fece un bel respiro profondo.

 

M: Polly, non devi prendere tutto ciò troppo alla lettera. Queste sono cose da scuola. Sai che le cose che si imparano in classe non hanno niente a che fare con la vita.

P: Dicto simpliciter – disse.

 

Max andò su tutte le furie.

 

M: Ma insomma, vuoi o non vuoi metterti con me?

P: No, non voglio.

M: Perché no?

P: Perché oggi ho promesso a Peter che mi sarei messa con lui.

 

Max pensò che quando è troppo è troppo. Era furibondo. Peter glielo aveva promesso, avevano fatto un affare e si erano stretti la mano. Peter aveva la pelliccia. Lui doveva avere la splendida ragazza, non proprio così poco brillante come credeva.

 

M: Canaglia! – esplose. Non puoi andare con lui. È un bugiardo. È un imbroglione. È un verme.

P: Avvelenare la sorgente. E piantala di urlare. Penso che anche urlare sia fallace.

M: Bene – disse, con uno sforzo di volontà. Tu sei una persona logica. Guardiamo allora logicamente alla faccenda. Come fai a scegliere Peter al posto mio? Guarda me: sono un tipo in gamba, brillante, un fantastico intellettuale, un uomo con un futuro assicurato. Guarda Peter: uno senza arte né parte. Uno che vive alla giornata. Che non sa dove mangia oggi e dove mangerà domani. Puoi darmi una sola ragione logica per stare con lui?

P: Certo che posso. Possiede una magnifica pelliccia.

 

Un semplice argomento che il logico poco persuasivo rischia di ignorare. Inseguendo le fallacie. Lui, il logico, sa di essere fallace, la sola buona ragione logica.

Ma non sa, visto come sono andate le cose, di essere persuasivo.

Ciò che questo brillante racconto ci insegna è che le buone argomentazioni sono persuasive, anche se non necessariamente e non sempre a rigor di logica. È un po’ così che vanno le nostre argomentazioni di tutti i giorni: spesso trasgrediscono le leggi logiche. E quando ciò accade il logico le chiama cattive argomentazioni, o fallacie. Mentre il retore un mezzo possibile di persuasione.

La storia che ti ho proposto in questo post è la versione da me parzialmente riscritta e adattata alla pagina web del racconto intitolato Love is a Fallacy. L'autore è lo scrittore americano Max Schulman che lo pubblicò lo scorso secolo, nel 1951. Nella riscrittura di questo racconto mi sono ispirato alla versione italiana proposta dal prof. Adelino Cattani nel suo libro Botta e risposta. Qui sotto puoi guardare il film, in inglese.

Foto di Jenn and Tony Bot

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