Come coltivare la tua intelligenza sintetica

Gli imperi del futuro saranno gli imperi della mente.
Winston Churchill

Questo post è dedicato a coloro che sono interessati a come “impiegare bene l’intelligenza” per “aiutare le persone a realizzare le proprie potenzialità” e per “avere le abilità per competere” con lo scopo di colmare il “divario dei risultati” e di “apprezzare la nostra eredità culturale”.

Sei riuscito a leggere, ma non hai capito un pelo fritto? Ci credo, manco io :-) È  un aziendalese parecchio diffuso, fato di frasi fate, troppo fate, e ricorrenti, sentito durante certe riunioni di lavoro a cui ho avuto la “fortuna” di partecipare. Da brividi!

In realtà in questo articolo vorrei parlarti di intelligenzafuturo. Tranquillo, non sono un veggentelettoredivitaneifondidelcaffè, e, quindi, non ti predirò il futuro della tua vita.

Parlerò di intelligenza e futuro non solo perché sono temi che mi stanno a cuore per interesse personale e professionale, ma anche perché parlarne è sempre un buon esercizio mentale per tenersi in forma la fantasia e la creatività.

Non sono solo in quest’impresa, nel senso che tirerò in ballo qualche pensiero del prof. Howard Gardner, rinomato psicologo statunitense, uno dei massimi esperti di temi parecchio impegnativi quali l'intelligenza, l’educazione, la creatività, la leadership, la persuasione. Più precisamente, farò riferimento al suo libro Cinque chiave per il futuro pubblicato qualche anno fa ma ancora attuale, anzi attualissimo.

Al futuro, mi interesso per un doppio motivo: sono genitore di una bimba di sette anni e ci tengo a rimanere aggiornato sui temi caldi dell’educazione e sulle nuove scoperte sul funzionamento della mente umana. Sono appassionato della comunicazione e voglio continuare a coltivare le capacità discorsive, cognitive e comportamentali responsabili di una comunicazione curata on e off line in una società ad altissima interconnettività.

Howard Gardner ritiene che ci sono cinque intelligenze, o mentalità, che ciascun individuo dovrebbe mobilitare per affrontare serenamente il futuro:

  • Intelligenza disciplinare governa il pensiero conoscitivo di una particolare disciplina, mestiere o professione
  • Intelligenza sintetica accoglie, valuta, combina le informazioni da diverse fonti per poi restituirle in una nuova prospettiva
  • Intelligenza creativa che ci spinge a innovare, a porsi domande inconsuete, a pensare lateralmente per poi formulare delle risposte spesso imprevedibili
  • Intelligenza rispettosa indispensabile nel villaggio globale in cui viviamo e in cui abbiamo spesso l’opportunità di confrontarci con diversità culturali e umane da ogni dove
  • Intelligenza etica che ci permette di riflettere sull’operato del singolo e sui bisogni e le aspirazioni della società in cui viviamo

In sostanza, la materia prima delle intelligenze sintetica, creativa e disciplinare è costituita da diverse forme del sapere, mentre l’intelligenza rispettosa, concreta, e l’intelligenza etica, più astratta, riguardano più da vicino le relazioni, i rapporti con gli altri.

L’ordine proposto da Gardner è aleatorio. Le cinque elencate sono le forme di intelligenza le più apprezzate e lo saranno ancora di più in futuro. L’ideale sarebbe esserne consapevole e poter coltivare tutte e cinque contemporaneamente. Compito arduo, ma da affrontare.

Tra le cinque metterei in cima alle priorità dell'educazione permanente l’intelligenza sintetica e quella rispettosa, due forme di intelligenza abbondantemente utilizzate e sperimentate dal mio arrivo in Italia, durante gli anni di università, nel mio ruolo di genitore e nei pani di libero professionista nel settore della comunicazione. Insomma, intelligenze impiegate a casa, in azienda e … dappertutto! Queste due forme di intelligenza sono anche quelle che maggiormente preparano i più giovani a crescere bene nel mondo globale e ipertecnologico di domani.

In questo articolo affronterò l’intelligenza sintetica mentre all’intelligenza rispettosa dedicherò un post separato.

C’è da dire subito che nel suo libro Gardner chiama al rapporto El Maestro, Aristotele, che insieme a Socrate e Platone si è sforzato a operare una sintesi del sapere globale dell’epoca in cui vissero. Infatti, se prendiamo come esempio la Retorica di Aristotele che ho più volte nominato in questo rhetoblog, essa è una sintesi delle conoscenze linguistiche, psicologiche e comportamentali del mondo antico. Da allora, diciamolo pure, poc'altro è stato inventato. Tutte le scienze della comunicazione sono del sapere aggiunto alla sintesi del sapere antico.

La capacità di mettere insieme più fonti con lo scopo di stilare una sintesi coerente è una risposta necessaria all’enorme flusso di dati che permea la nostra società. Ci sono voci, come quella del premio Nobel  Murray Gell-Mann che sostengono che la più apprezzata intelligenza del ventunesimo secolo sarà quella capace di operare una sintesi. L’intelligenza sintetica, in altre parole.

Vediamo alcune delle più comuni categorie di sintesi:

  • Narrazioni che riuniscono diversi elementi da più fonti (per es. la Bibbia)
  • Tassonomie in cui gli elementi sono ordinati secondo determinate caratteristiche (es. la sintesi degli elementi della materia operata da Mendeleev nella tabella che porta il suo nome)
  • Proverbi e aforismi sono la sintesi della saggezza popolare tramandata sotto forma di brevi locuzioni, memorabili e applicabili in diverse situazioni (es. “è meglio prevenire che curare”, “rifletti, prima di agire” ecc.)
  • Metafore e immagini suggestive come l’albero evolutivo di Darwin per descrivere l’evoluzione della specie umana o la mano invisibile di Smith per illustrare la natura auto regolatrice dei mercati e, non per ultimo, i marchi delle grandi aziende che altro non sono che sintesi di parole e immagini
  • Le creazioni artistiche come ad esempio un dipinto (gli eventi biblici dipinti da Michelangelo sul soffitto della Capella Sistina)
  • Teorie come quella psicoanalitica di Freud che mette insieme una sintesi del suo pensiero sotto forma dei concetti di repressione, sessualità infantile e inconscio

Qualunque sia la sintesi che siamo chiamati a operare, essa è composta di quattro elementi:

  1. Scopo – l’affermazione di ciò che l’autore della sintesi si propone di ottenere (es. lo scopo di questo articolo è di compiere un sintesi del pensiero di uno dei massimi esperti della psicologia dell'educazione sull’intelligenza sintetica)
  2. Inizio – un’idea, un’immagine, una creazione artistica (film, libro, dipinto ecc.) dal quale si possano fare ulteriori progressi (il Trattato dell’argomentazione di Perelman e Olbrechts-Tyteca è una sintesi della storia della retorica e di personali riflessioni degli autori)
  3. Strategia – come accostarsi alla materia oggetto della sintesi (studi sperimentali per i fisici, taccuini e diari per gli scrittori, schizzi per il grafico)
  4. Riscontro – la prima stesura della sintesi, il primo abbozzo di un documento è la sintesi provvisoria; la storia ci insegna che i primi abbozzi dei grandi maestri innovatori (Picasso, Darwin, Freud) contenevano talvolta il nucleo essenziale della versione finale.

Tra le categorie di sintesi elencate quella che gode di maggiore successo e la sintesi narrativa, meglio se arricchita con immagini e metafore suggestive, aforismi, concetti e tassonomie.

Gran parte dei libri di testo, i libri  e i blog divulgativi sono artefatti narrativi, sintesi di ciò che si sa di un argomento in un determinato momento della storia dell’umanità. L’obiettivo della sintesi è l’accesso da parte di uno specifico pubblico a un determinato argomento.

Se è vero che la scienza e la tecnologia vanno a gonfie vele nel mondo supertecnologico odierno che sposta dati, merci e capitali con un click, è altrettanto vero che c’è ampio margine di miglioramento per ciò che concerne l'insegnamento dei modi per far crescere negli individui la capacità di sintesi indispensabile al progresso scientifico e tecnologico. La scienza, c'è da ricordarselo, è solo un modo di conoscere il mondo, zoppicante se non integrato con un punto di vista di carattere artistico o umanistico.

Foto di Mary Lee Hahn

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