Come avere i piedi per terra e la testa tra le stelle

Io continuo a stupirmi. È la sola cosa che mi renda la vita degna di essere vissuta.
Oscar Wilde

Oggi, vorrei proporti un post diverso dal solito. Ho appena concluso di leggere il libro Manager con la filosofia, di Eugénie Vegleris, una docente che ha deciso di scambiare la propria carriera accademica per la riflessione filosofica applicata al mondo del lavoro diventando una consulente filosofica.

L’autrice affronta temi impegnativi come la filosofia, la creatività, il linguaggio, la religione. A un certo punto del suo libro si sofferma sul concetto di stupore e sulla necessità che diventi un buona pratica del manager. E di chiunque, aggiungo.

Lo stupore è quella forte sensazione di meraviglia e sorpresa che proviamo dinanzi a un fatto inedito. Nonostante sia una parola carica di significati positivi, spesso la usiamo per formulare una frase negativa, tipo “Non mi stupisce che Tizio/Caio/Sempronio ha detto/fatto/pensato …”. Per l’autrice è, invece, “un atteggiamento di reazione della nostra intelligenza, quando questa si confronta con un fatto che segna una rottura nelle nostre abitudini.” Seconda Eugénie Vegleris, colui che ha dimenticato di stupirsi ha poche possibilità di scoprire ciò che di nuovo può portare la realtà.

Ecco, dal suo libro, il brano che parla dello stupore (ho sottolineato in  grassetto le parole chiave).

“Lo stupore porta con sé alcune piacevoli sorprese che ci rimandano alle origini della filosofia.

La filosofia nasce dallo stupore, il quale è una mescolanza di sentimento e di riflessione. Da qui nasce sia la storia della filosofia sia l’atteggiamento filosofico.

I fondatori della filosofia descrivono e analizzano l'esperienza vissuta dai loro padri, i loro precursori.

Coloro che gli storici della filosofia chiamano presocratici hanno avuto, al di là delle loro diverse tesi spesso discordanti tra loro, un'attitudine comune: lo stupore. Talete, Democrito, Empedocle e gli altri filosofi si stupiscono innanzitutto della credulità dei loro contemporanei rispetto alle interpretazioni mitiche. Com'è possibile accettare che il cielo stellato sia nato dalla castrazione che la dea Terra ha inflitto a Urano, il suo geloso marito? Com'è possibile credere che i litigi degli dèi decidano le sorti degli umani?

Questo stupore genera la critica dei miti, che sono soltanto finzioni elaborate a partire dalle paure e dai desideri degli uomini, produzioni dell'irrazionale che impediscono loro di conoscere veramente. L'esercizio dell'intelligenza critica mette in luce i poteri della ragione, la sua capacità di condurre un'indagine onesta su ciò che ci circonda e ciò che ci accade. La filosofia come procedimento di pensiero si distingue dalla religione precisamente per la sua scelta di non considerare valido che ciò che resiste alla messa in questione.

Il passaggio dal mito alla ragione genera nello stesso tempo un nuovo approccio alle cose. Fino ad allora gli uomini avevano del loro ambiente una percezione frammentaria, tagliata su misura dei loro bisogni. Il cielo era per loro un punto di riferimento, il mare una realtà navigabile e una riserva di pesci, gli alberi un riparo dal sole nonché materiale per costruzione, gli animali energia da addomesticare o pelle da cucire per fare vestiti. Stupendosi di questa rappresentazione esclusivamente empirica, i primi pensatori-filosofi fanno nascere una cascata di domande/risposte/questioni: Cosa hanno in comune il mare, gli alberi, gli animali e gli uomini? Il movimento!; Che tipo di movimento? Il divenire!; Come chiamiamo l'insieme di tutto ciò che diviene? Natura (phisis); E se la Natura che percepiscono i nostri sensi non fosse che un'apparenza?

Siamo soliti parlare senza stupore de la natura e de la fisica, dimenticando che queste parole rinviano a una delle più grandi rivoluzioni della storia delle idee. Creando il concetto di natura, i primi filosofi colgono l'unitarietà della realtà accessibile ai nostri sensi. Esplorando i fenomeni osservabili proprio grazie a questo concetto, i primi filosofi pongono i fondamenti della scienza fisica.”

Stupirsi è un po’ come muoversi nell’esistenza con lo scopo di imparare sempre qualcosa. Interrogare e interrogarsi risvegliano quella meravigliosa capacità di meravigliarsi che vediamo nei bambini. Ci sono cose che nella vita desideriamo dimenticare e cose che invece non dobbiamo lasciare sprofondare nel dimenticatoio della nostra vita. Una di queste è propria la capacità di meravigliarsi e sorprenderci. Di stupirci, in altre parole. Come i bambini, per i quali nulla è scontato o acquisito, tutto è da scoprire e capire. D’accordo, dobbiamo essere capaci di gestire imprevisti, progetti, orari, bilanci. Dobbiamo, ugualmente, essere capaci di non gestire, di esprimere gioia di fronte al nuovo e all’imprevisto, la gioia che risveglia pensiero e desta meraviglia.

Chiunque tu sia a casa, in azienda e … dappertutto tieni a portata di mano lo stupore. Apprendi con stupore, guarda con stupore, reagisci con stupore, crea e scopri con stupore, esprimi, genera, manifesta, prova, suscita lo stupore.

Uno sguardo più ampio può farti cambiare qualche punto di vista su questo mondo allo stesso tempo bello e brutto. E magari aiutarti a vedere più da vicino l’essenziale della propria vita.

Lo stupore illumina, fluidifica. Come dice Vegleris: grazie allo stupore si hanno i piedi per terra e la testa tra le stelle.

Che è diverso dall’avere la testa tra le nuvole. :-)

Ci rileggiamo presto con vivo stupore!

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A presto!

Foto: La scuola di Atene di Raffaello (clicca e guarda il video)

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