Che cosa NON fa un allenatore discorsivo

Siamo esseri pensanti e creativi e il riconoscimento di ciò dovrebbe essere il cuore di ogni filosofia educativa.
Nathaniel Branden

Genitori efficaci? Sono coloro che assumono con responsabilità il ruolo di allenatore discorsivo. Un allenatore discorsivo fa tante cose nella Palestra delle Parole. Ma:

  1. Non insegna la repressione dei pensieri e delle emozioni
  2. Non impone la disciplina
  3. Non accetta decisioni senza un’argomentazione
  4. Non si concentra sulle debolezze
  5. Non richiede obbedienza

Vediamo insieme.

1. Un allenatore discorsivo NON insegna la repressione dei pensieri e delle emozioni

Non ci sono cattivi pensieri o cattive emozioni. Ci sono pensieri ed emozioni. Non danno fastidio, non sono ingombranti, non sono derisi. Sono accettati. Pensieri ed emozioni sono eventi unici nella quotidianità di una persona e vanno esplorati, espressi e spiegati. Ancora di più se da genitore si assume il ruolo di allenatore discorsivo. Il quale stimola ed incoraggia la loro espressione. Non la loro repressione.

2. Un allenatore discorsivo NON impone la disciplina

La spiega. In modo da essere capita e approvata. All'allenatore discorsivo non passa per la testa di pronunciare: “Perché lo dico io”. Le regole e i limiti sono l’espressione più evidente della disciplina. Sono illustrate con fermezza e chiaramente contestualizzate nel tempo e nello spazio. I giochi si mettono a posto per non inciampare, la scrivania va tenuta in ordine per concentrarsi meglio. Spiegare le regole e i limiti è la strada maestra per ottenere la cooperazione e incoraggiare il senso di responsabilità.

3. Un allenatore discorsivo NON accetta decisioni senza un’argomentazione

A volte mi capita di sentire “Non devi fare … (inserire attività a scelta)” o variazioni sullo stessa tema “Non dovevi fare così”, “Non si fa così”. È facile ed espeditivo per un genitore. Dannoso e scoraggiante per i figli. Una qualsiasi azione implica una decisione e il metro di misura della motivazione ad agire di un bambino è completamente diverso da quello di un adulto. I bambini fanno spesso cose insensate per gli adulti, non per loro stessi. Vogliamo accrescere la consapevolezza di ciò che fanno? Chiediamo loro di spiegare argomentare ciò che hanno fatto. E ascoltiamoli. È un modo raro ma efficace di provare empatia.

4. Un allenatore discorsivo NON si concentra sulle debolezze

Ma incoraggia l’aspetto positivo delle cose e delle azioni. Le relazioni umane di successo si sviluppano sulla base di ciò che è positivo in un’azione, in un pensiero, in un comportamento. L’allenatore discorsivo stimola il senso di autonomia e accresce la consapevolezza di ciò che è positivo. Certo, gli errori vanno raddrizzati, ma non vanno considerati né più importanti, né più urgenti. Sono principalmente le qualità che vanno scovate, identificate e alimentate. Un calciatore gioca bene e parla male. Un oratore parla bene e gioca male. Si impara costruendo sui punti di forza e non concentrandosi sulle debolezze.

5. Un allenatore discorsivo NON richiede obbedienza

Ma incoraggia la responsabilità. Non è sacrificare sé stessi perché gli altri raggiungano i loro obiettivi a rendere migliore la nostra società. Mettere in discussione se stessi, l’ambiente circostante e le relazioni interpersonali con garbo, rispetto e dignità è la via maestra per accrescere il senso di responsabilità. I modelli di società obbedienti, la storia ci insegna, prima o poi crollano. Con conseguenze catastrofiche per gli individui. Un allenatore discorsivo insegna: “Pensa e a volte obbedisci”, non “Obbedisci e a volte pensa”.

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Buona settimana.

Lucian

Foto di Giuseppe Milo
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