Aristotele e l’abbecedario della comunicazione di qualità

La Retorica si occupa unicamente di discorsi con finalità persuasive e non di qualunque strumento in grado di garantirci l'adesione degli altri.
Francesca Piazza

Ci sono molti libri scritti sulla retorica, ma il testo fondamentale, nonché il più antico, rimane la Retorica di Aristotele.

Aristotele nacque a Stagira, nella Macedonia greca, nel 384 a.C. Fece tante cose nei 62 anni di vita che lo portarono ad essere soprannominato il MAESTRO e considerato uno dei più influenti filosofi di tutti i tempi. Morì a Calcide, sempre in Grecia, nel 322 a.C.

Per venti anni lavorò con Platone nella sua Accademia. Lasciò l’Accademia quando Platone passò a vita migliore e inizio a viaggiare. In seguito, decise di mettersi in proprio e creò la sua scuola chiamata Liceo. Le scuole superiori italiane, come quelle francese e rumene ricordano la sua impresa. Infatti, ancora oggi si chiamano “liceo”, “lycée”, “liceu”.

La legenda narra che Aristotele amava passeggiare mentre insegnava e disquisiva sulle idee. Chi voleva ascoltarlo doveva camminare. Erano i peripatetici o, più semplicemente, i camminatori. Immagina: il simpatico barbuto filosofo passeggiando tra i colonnati della sua scuola con al seguito gli alunni in fila indiana a disquisire sulle più ardue domande esistenziali. Quelle domande che anche tu ed io, i nostri amici e parenti se le solevano ogni tanto. Quali? Filosofiche, ecco, cose del tipo Che cosa rende felici le persone? o Che cosa permette a una vita e a un’intera società di funzionare bene? Camminava e disquisiva, disquisiva e camminava  con i suoi seguaci, i peripatetici. Il risultato? Divenne uno dei più influenti filosofi di tutti i tempi e, insieme a Platone e Socrate, uno dei padri fondatori del pensiero filosofico occidentale. Per noi, invece, il compito è più semplice: capire meglio noi stessi. :-)

A un certo punto Aristotele si pose la domanda: Come viaggiano le idee? Tra una passeggiata e l’altra si mise con impegno a buttare giù pensieri sull’argomento. La Retorica fu all’origine un mucchio di appunti e lezioni destinate all’ascolto all’interno del Liceo. Che, poi, i fans raccolsero e ne fecero un libro: la Retorica, appunto.

La lettura del libro può risultare difficile e a tratti noiosa. Non sarà facile mettere da parte il cazzeggio sui social e scervellarsi di fronte a un classico di tutti i tempi. Ma ce la possiamo fare! :-)

Se certe frasi apparentemente contorte non ti hanno scoraggiato, vedrai che Retorica è un libro-indagine sulla natura umana, capace di portarti sui culmini del piacere intellettuale. Alla fine dell’ultima pagina guarderai il mondo con occhi diversi. E capirai perché si studia poco e fa temere tanto, nonostante sia a portata di tutti.

Per El Maestro, la retorica è una questione di saggezza pratica “la cui conoscenza è in un certo qual modo patrimonio comune di tutti… perché tutti, entro un certo limite, si impegnano a esaminare e a sostenere un qualche argomento, o a difendersi e ad accusare.” Tuttavia, osservò il barbuto filosofo, nonostante i buoni propositi, non sempre l’argomentazione migliore risulta vincente. Che si fa, allora?, si chiese impensierito. E come facciamo a sfondare con le nostre migliore idee?

Ne scaturì una raccolta di riflessioni attorno alla persuasione, sconfinato argomento di cui trovi numerosi esperti a destra e a manca. Tranquillo, se sei arrivato fin qui con la lettura non ti dirò che ti mancava solo la Retorica di Aristotele per diventare un brillante persuasore. Anzi, ti dirò proprio il contrario: la persuasione di cui ci parla Aristotele è una persuasione possibile attraverso il discorso. Non scontata.

Per evitare fraintendimenti, El Maestro chiarisce fin dalle prime pagine che la retorica si riferisce alla “facoltà di scoprire il possibile mezzo di persuasione riguardo a ciascun soggetto.” In altre parole, la retorica non rappresenta nella concezione di Aristotele l’arte di persuadere, ma, più modestamente, la capacità del parlante di trovare ciò che può risultare persuasivo riguardo a un determinato argomento.

Aristotele, con la sua retorica, non offre garanzie sulla riuscita di un discorso, ma accende la luce sulla complessità dell’animo umano e sulla capacità latente di tutti noi di persuadere. Noi stessi, per prima, e poi gli altri.

La Retorica è un libro per tutti. È l’abbecedario della comunicazione di qualità.

Ti spingerà a guardare il mondo con occhi diversi. Ripenserai la tua idea di società, rivaluterai il significato delle parole che usi ogni giorno, rimetterai in discussione molte delle tue idee. Sulla vita, sul pensiero, sull’azione. Sulla comunicazione. E, soprattutto, sulla comunicazione di qualità.

Ecco brevemente l’architettura della Retorica:

Libro I è il libro del locutore, il parlante, l’emittente del messaggio, “colui che parla” come lo chiama Aristotele. El Maestro prende in esame l’argomentazione, dal punto di vista del locutore, e del tempo a cui essa si riferisce. E qui che parla dei tre generi del discorso che nominavo ne La retorica è una piccola cosa di assoluta importanza.

Libro II è il libro dell’interlocutore, il ricevente, l’uditorio, “colui al quale si parla” nelle parole di Aristotele. Qui, El Maestro si sofferma sulle emozioni e sulle passioni di chi riceve il messaggio.

Libro III è il libro del messaggio, “ciò di cui si parla” per riprendere la definizione di Aristotele. Qui, El Maestro dice la sua su come far viaggiare efficacemente le idee dal locutore all’interlocutore: curando l’elaborazione verbale e l’ordine degli argomenti.

La Retorica, dicevo, è un libro per tutti. Perché parla del pane quotidiano del nostro pensiero: la parola.

Buona retorica! :-)

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