All'alba della vita non si può ricordare nulla, ma sperare tutto

Ritenere se stessi degni di grandi cose significa grandezza d’animo, e questo è un sentimento proprio di chi è pronto a sperare.
Aristotele

Oggi vorrei condividere con te un articolo diverso dal solito. È una fotografia della gioventù che Aristotele descrive meravigliosamente come alba della vita in cui non si può ricordare nulla, ma sperare tutto. Dato che è un periodo bellissimo della vita di tutti noi ho pensato che potrebbe far piacere ai lettori di rhetofan iniziare la settimana con una ventata discorsiva di aria giovanile.

Il brano fa parte del Libro II della Retorica, dedicato all'interlocutore e alle sue emozioni. 

Le sottolineature in grassetto sono mie.

“I giovani, per quel che riguarda il carattere, sono inclini ai desideri, e portati a fare ciò che desiderano. Tra i desideri fisici, sono inclini a seguire soprattutto quello sessuale, e in questo sono incapaci di controllarsi. Sono incostanti e volubili nei loro desideri, il loro desiderio è intenso ma viene meno rapidamente, in quanto la loro volontà è acuta più che forte, come la fame e la sete dei malati. Sono passionali, impulsivi e pronti ad abbandonarsi alla collera; inoltre, sono succubi della loro impulsività. A causa della loro ambizione non sopportano di essere tenuti in scarsa considerazione, ma si sdegnano quando pensano di subire un’ingiustizia. Sono desiderosi di onori, ma ancor più di vittoria – la giovinezza desidera la superiorità, e la vittoria è una forma di superiorità –, e desiderano gli uni e l’altra più della ricchezza (desiderano la ricchezza in misura minima perché non ne hanno ancora provato il bisogno). La loro indole non è cattiva ma buona, perché non hanno ancora assistito a molte azioni malvagie; si fidano facilmente, perché non sono ancora stati ingannati molte volte, e sono pieni di speranza, in quanto, come gli ubriachi, i giovani sono per natura di temperamento caldo, e nel contempo perché non hanno ancora subito molti insuccessi. Vivono inoltre per la maggior parte del tempo nella speranza. La speranza, infatti, riguarda il futuro, mentre il ricordo riguarda il passato, e per i giovani è lungo il futuro e breve il passato, in quanto all’alba della vita non si può ricordare nulla, ma sperare tutto. Si lasciano ingannare facilmente per il motivo che si è detto (sono pronti a sperare), sono più coraggiosi (sono animosi e pieni di speranza, e l’una cosa impedisce loro di aver paura, l’altra dà loro fiducia, in quanto nessuno ha paura quando è adirato, e sperare qualche vantaggio dona fiducia), sono portati a vergognarsi (sono stati formati soltanto dalla convenzione sociale, e non credono ancora che esistano altre cose belle), sono magnanimi (non sono stati ancora umiliati dalla vita, e non hanno ancora fatto esperienza delle necessità, e inoltre ritenere se stessi degni di grandi cose significa grandezza d’animo, e questo è un sentimento proprio di chi è pronto a sperare). I giovani preferiscono compiere azioni belle piuttosto che vantaggiose, in quanto vivono più guidati dal carattere che dal calcolo, ed è il calcolo che mira all’utile, mentre la virtù tende al bello. Amano avere amici e compagni, più di quanto non accada in ogni altra età, perché piace loro vivere in compagnia e non giudicano ancora nulla in base al criterio dell’utile, e di conseguenza neppure gli amici. I loro errori sono sempre per eccesso e per troppo ardore: fanno tutto in eccesso, amano in eccesso, odiano in eccesso e così via per tutto il resto, credono di sapere tutto e affermano tutto con ostinazione (e questa è la causa del loro eccesso in ogni cosa), compiono delle ingiustizie per arroganza, non per cattiveria. Sono portati a provare compassione, perché credono tutti gli uomini onesti e migliori di quanto non siano (misurano chi è loro vicino sul metro della loro innocenza, e di conseguenza credono che costoro stiano soffrendo immeritatamente), amano il riso e per questo motivo sono anche spiritosi: lo spirito è infatti una forma di arroganza moderata dall’educazione.

Tale è dunque il carattere dei giovani.”

La parte più bella della preparazione di questo articolo è stata la correzione del brano dopo averlo scritto sul computer. Per la sua rilettura ho chiesto aiuto a mia figlia di sette anni: mentre lei leggeva il brano dal libro io seguivo la trascrizione sullo schermo del mio computer. Conosce la versione cartacea della Retorica di Aristotele da anni, ma mai così da vicino. Finora si è seriamente impegnata a sottolineare diverse pagine a random e a fare originali annotazioni per lo più sotto forma di cuoricini e faccine da "super green".

La battuta in occasione del suo primo vero incontro con El Maestro è stata: "Non ci ho capito niente." Mi sono limitato a ringraziarla, lasciando l'analisi del significato di questo estratto per una separata sede, qualche anno più in là.

Per il momento, diciamo che è stato, per lei, un mero esercizio di lettura: acustica discorsiva di altissima qualità.

Per te, invece, quello che è stato per lei e qualcosina di più: un'intensa soffiata di aria giovanile che mi auguro funzioni da carica discorsiva per una settimana da leoni. Retoricamente parlando.

Buona settimana.

Foto dall'archivio personale

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