5 frasi da cancellare dal tuo vocabolario quotidiano

Non basta possedere gli argomenti che si devono esporre, ma è anche necessario esporli nel modo appropriato.
Aristotele

Le parole sono uno strumento che ci aiutano a porsi in un determinato modo di fronte a se stessi, agli altri e al mondo. Le parole sono graziose come un fiore o pesanti come un macigno. Le parole dilettano oppure infastidiscono. Le parole avvicinano o allontanano, feriscono o guariscono. Le parole riscaldano oppure raffreddano. Il rapporto con noi stessi, con gli altri, con il mondo.

La qualità e la durata di una relazione di coppia, professionale o amichevole è data dalla capacità di ciascuno dei partecipanti di scegliere e pronunciare le parole giuste, al momento giusto. Il che cosa dire è altrettanto importante del come e di quando dirlo. Le parole giuste al momento giusto riflettono la visione che si ha del mondo, l’interesse o il disinteresse a renderlo un posto migliore, di voler (o meno) progredire. Chi dice Io sono fatto così, ha un visione completamente diversa del mondo da chi dice Io sono fatto così. MA posso essere anche così.

Il nostro atteggiamento è il solo a decidere di considerare l’esistenza più bella che brutta e di esserne più soddisfatti che insoddisfatti.

Christine Berndt

Fare una promessa e mantenerla, affermare un punto di vista e argomentarlo, dibattere con spirito costruttivo, evitando i falli discorsivi, mantenere la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, individuare e proporre soluzioni invece che rimuginare e frignare sono alcuni dei comportamenti discorsivi che compongono la nostra identità.

L’essere umano è un animale sociale e come tale ha il dovere di fornire il proprio contributo e la sua cooperazione al mantenimento di un ecosistema discorsiva responsabile. Lo può fare se prende piena consapevolezza di

  • Parlare quanto gli viene richiesto, dicendo né più, né meno di quanto necessario
  • Affermare la propria verità ed essere pronto a difenderla con solide argomentazioni
  • Centrare il punto non divagando o facendo acrobazie discorsive
  • Esprimere il punto di vista con chiarezza e concisione.

Ecco cinque frasi inquinanti, da evitare assolutamente se vuoi porti di fronte a te stesso, agli altri e al mondo in maniera cooperante, pertinente e responsabile.

1. Come ho potuto fare/pensare/dire una cosa simile insieme ai cugini di primo grado Sono stato un (inserire insulto a piacimento) a fare/pensare/dire …, Ah, che … (inserire secondo insulto a piacimento)sono stato hanno l’effetto di una bomba atomica per il proprio sé. Teniamo sempre presente che un’azione

  • si inserisce in un determinato contesto, il quale condiziona il processo decisionale
  • e frutto di una valutazione mediata dall’esperienza acquisita fino al preciso instante della decisione stessa.

Non sempre si riesce a prendere la miglior decisione, nonostante le nostre buone intenzioni. Eri diverso tu, erano diverse le condizioni che hanno portato a quella determinata scelta. Riflettere sulla decisione presa, sulle condizioni che l’hanno determinata e sulle conseguenze nella nostra quotidianità senza soffermarsi eccessivamente a rimuginare sul perché. Individuare soluzioni, non trovare problemi.  Anche nel futuro molto probabilmente ci saranno momenti in cui non agirai al meglio.

2. Non sono proprio capace a … (inserire attività a piacimento), Non sono bravo a ..., Non mi riesce mai a.... Queste frasi prendono forma in seguito a giudizi provenienti dall’esterno che non sempre sono benevoli. Si riesce difficilmente ad accettare ciò che gli altri non apprezzano di una persona. Tuttavia, il feedback, anche negativo, può rivelarsi utile per allenare la propria capacità  autocritica, la quale è un potente motore della nostra crescita, del nostro miglioramento quotidiano. Laddove la critica si rivela giustificata e costruttiva sfruttala per riflettere e modificare in meglio comportamento e vita. Quell’arguto di Mark Twain disse una volta:

Io non ho nessun problema con le critiche, devono solo piacermi.

Per farseli piacere, di fondamentale importanza risulta essere la volontà di non considerare ciò che viene detto come un attacco alla tua persona. Un buon indicatore per una corretta valutazione di ciò che viene affermato? Se la critica prende di mira la persona, mina la personalità, se se riferisce al comportamento segnala la possibilità di dire o fare la stessa cosa in un modo diverso. Riflettere senza passare subito al contrattacco. È più facile a dirsi che a farsi. Tuttavia, a chi esprime ciò che pensa senza cattiveria o intenti distruttivi si può essere persino grati. In fondo, c’è sempre margine di miglioramento in ciò che facciamo e in ciò che diciamo. Inoltre, rivedere periodicamente i dogmi interiori negativi (Non riesco, Non sono capace, Tutti ce la fanno, Tutti sono meglio di me e variazioni sul tema) e rimetterli in discussione chiedendosi se corrispondono veramente alla realtà. Accendere la luce sui propri schemi comportamentali e sul modo di pensare aumentano la consapevolezza e la conoscenza di sé.

3. E che, è colpa mia che ...? Ciò che questa domanda altezzosa richiama nella mente dell'interlocutore è un cocktail discorsivamente miciadiale di arroganza, impulsività e aggresssività. Con questa domanda si mette in dubbio la propria capacità di gestire una sitazione, creando i presupposti per un blocco conversazionale. Non bisogna avere paura di sbagliare, in fondo, chi non ha mai sbagliato alzi per primo le mani o taccia per sempre. Non vedo mani alzate. 

4. Come vuoi tu, o il gemmello Per me va bene così asserito o taciuto. Questa frase apparentemente accondiscendente implica l’incapacità di proporre un'alternativa, lasciando ampi spazi di manovra all’interlocutore. Ne avevo già parlato in un vecchio post chaimandolo comportamento salice.

5. Non è giusto. È vero ed è meglio farsene una ragione. Chi pensa di cambiare il mondo rischia di dimenticare di cambiare se stesso. Essere più tolleranti con gli altri e più esigenti con se stessi è un modo per rivalutare il giusto (è implicitamente anche lo sbagliato). Piuttosto che pretendere o aspettare il giusto dagli altri è meglio andare a prenderselo da soli. Un modo è proprio sbarazzarsene delle parole nocive che rimpiccioliscono la propria identità. Non è giusto sono tra questi.   

Il tono fa la musica e come e dove dire è parimente importante di che cosa dire. Non lo dobbiamo mai perdere di vista. Non ci sono ricette preconfezionate, non ci sono comportamenti standard da adottare. Il parlare meglio è in primo luogo un parlare meno: più pacato e meno svalorizzante, più accogliente e meno spigoloso. Ciò farà di te un interlocutore apprezzato che riesce a porsi di fornte a se stesi, agli altri e al mondo in maniera cooperante, pertinente e responsabile.

Foto di Chad Cooper

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